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Giulio Cesare
se Roma non decentra ò la fine!


Roma, 46 a.C. Avevo chiesto questa intervista senza l'illusione mi fosse concordata. Una pergamena lasciatami sul tavolo di lavoro da un Suo schiavo dava indicazione del luogo dove si sarebbe tenuta la conversazione. Pensavo di trovare Caio Giulio Cesare su uno scranno. Mi riceve invece sul triclinio e mentre parla con me dispone, si abbevera spesso. Una bellissima schiava dalla pelle bruna con tenerezza gli deterge costantemente il viso. Non ha corone, la veste bianca su un fondo rosso cremisi evidenzia la luminosità del viso e dello sguardo che a tratti sembra dare veri e propri lampi di luce. E' un uomo fisicamente non alto di statura. E questa è la cosa che sicuramente gli dispiacerà leggere di sé.
Come preferisce essere chiamato: Caesar, Imperator...
“Può iniziare bene non chiamandomi affatto. Mi dicono che voleva sapere qualcosa su di me. Quali informazioni vuole un uomo da Cesare?”
Già ha ribaltato il fronte. Io sono pagato per fare domande non per rispondere...
“E' il ruolo che le appartiene, mi asterrò dal farne ancora. Mi taccio, quindi. Chieda pure.”
Cesare è un termine del lessico politico. E' sinonimo di potere assoluto. Perché proprio Cesare e non Alessandro o Ciro il Grande?
“Perché Cesare insieme all'idea di potere ha affermato l'idea di popolo che lo esprime. Non viceversa. Altri hanno dominato ma solo con le armi, altri ancora hanno cercato il consenso delle genti e il favore dei soldi per arrivare sempre alle armi. Per ottenerli hanno vestito l'aura religiosa. Cesare è tutto questo senza avere avuto alcuna dote.”
Cosa le viene meglio, la politica o la guerra?
“Non fanno differenza.”
Un prussiano diceva lo stesso...
“Non so chi sia costui. Mi spiego per non essere assimilato ad alcuno. In politica come in guerra bisogna avere coscienza dei mezzi e degli uomini di cui si dispone, attendere, scegliere tempi e luoghi dello scontro, colpire nei momenti di debolezza del nemico. Prendere la vittoria appena affiora.”
Nel De Bello Gallico lei trascrive puntualmente le stragi di migliaia di avversari. Serviva un rendiconto così preciso?
“Avete tutti dato troppa importanza letteraria a quel testo. Io ho voluto semplicemente scrivere un rediconto preciso per il Senato. Ho voluto spiegare le fatiche della guerra a soggetti che nella loro inutile vita non hanno mai preso una vera decisione.”
Non teme di apparire a loro come un sanguinario?
“Serve a dare manifestazione di potenza. Senato e popolo sono rimasti soddisfatti e stupiti. I senatori hanno anche capito che a loro non sarebbe toccata sorte migliore se avessero mosso contro Cesare.”
Machiavelli l'ha scritto sul Principe...
“Non so chi sia Machiavelli. Se il Principe è Cesare gradirei avere quello scritto per esaminarlo.”
In altri casi è apparso clemente...
“La clemenza l'ho praticata nella guerra civile: in quel caso è stato più importante ricostruire la convivenza delle genti del popolo conciliandole con gli aristocratici. I nemici invece li ho trattati come tali. Questo l'ho anche scritto.”
Le donne?
“Hanno sempre occupato la mia vita. Sono entrato in loro e loro in me. Ogni volta ne sono uscito migliore.”
Cleopatra?
“Le piacciono le domande dirette. A me no.”
Gli uomini?
“Il mio percorso è passato anche attraverso il loro animo.”
Uomini e donne vivono rapporti conflittuali. E' usuale la pratica del divorzio. Che fare?
“Ho collaborato a redigere la nuova istituzione del matrimonio. Ho sostituito il vecchio matrimonio che prevedeva il trasferimento della patria potestà dal genitore della sposa al marito. Col modello da me predisposto il vincolo matrimoniale si basa sulla continuità del consenso. La separazione è semplice. Basta anche un biglietto trasmesso da uno schiavo che suggerisce alla moglie di riprendersi ciò che era suo.”
Torniamo alla politica. Dopo la vittoria con gli ultimi pompeiani cosa conta di fare?
“Ho capito che tutte quelle vittorie non servono a niente se non riesco a costruire uno stato migliore di quello abbattuto. Imporrò trecento nuovi senatori, molti di questi sono provinciali. Quella pletora deve trasformarsi in una camera rappresentativa di quello che deve essere l'impero di Roma. Tuttavia concederò ai senatori di eleggere metà dei magistrati cittadini. E' chiaro: l'altra metà li nominerà Cesare. Non mi sono mai tirato indietro quando un amico mi ha chiesto un favore. Questo perché se ne ricordi dopo. Nel frattempo ho già distribuito le terre ai veterani e a chi le aveva lavorate veramente...”
Dove vuole arrivare?
“Voglio rendere il Senato espressione non di una classe ma di tutte le popolazioni con diritto di cittadinanza. Se l'impero non fa questo la rovina è certa.”
Ci penserà Caracalla tra duecentocinquanta anni...
“Troppo tardi. A quel punto il potere di autodeterminarsi le provincie lo avranno già. Per dire questo lei però dimostra di saper leggere gli auspici. Vuole annunciarmi cosa ha visto?”
Si affermerà una forma di milizia libera chiamata Cavalleria…
“Ah, buoni quelli! E lei li chiama "cavalieri" li ho già sterminati in Gallia. Sono sicuro che l'incapacità di esercitare il potere li farà risorgere.
La Gallia sembra averli nella dote sociale. Durante la campagna di Gallia mi accorsi subito che erano uomini il cui dominio sugli altri era determinato solo dal fatto che potevano permettersi di comprare un armatura. Per altro passavano il tempo ad offendere e a vendicare le offese ricevute. La loro potenza consisteva nel capitale di protetti.”
Tra i giovani c'è il mito dei druidi. Lei li ha conosciuti. Che persone erano?
“Dei mentecatti con la presunzione di far medicina. Si ritenevano sacerdoti onnipotenti. Li ho sbaragliati in una notte. Non sopportavo l'idea che non pagassero le tasse e fossero esenti dal servizio di leva. Lo avevo anche annunciato, se fossero stati veramente così potenti come dicevano non sarebbe stata questa la loro fine.”
Lei sarà ricordato come un grande della storia, però, come si dice dei pugili, non ha mai trovato rivali al suo pari…
“Lei è uno sciocco. Oppure un provocatore, che poi è la stessa cosa. La differenza riposa solo nelle motivazioni, ma questi sono fatti suoi. Escludo che lei sia disinformato a tal punto. Ho conosciuto uomini molto migliori di me: Pompeo, Vercingetorige, Cicerone: se Roma non è caduta sotto i ricatti di Catilina lo dobbiamo a lui. Pompeo era un vero capo, un militare inarrivabile.”
Vercingetorige?
“E' l'uomo che ha inventato la libertà come concetto politico.”
Anche nella polis greca si predicava la libertà...
“No. Quella era indipendenza. Rispettabile, ma diverso. Vercingetorige predicava la libertà e su questo valore aveva dalla sua tutto il popolo dei Galli. E' un concetto che si fonda sulla forte affermazione del cittadino sulla base delle sue tradizioni, dei suoi pensieri, anche di quelli assolutamente suoi. I Galli però non lo hanno capito fino in fondo. Erano troppo divisi tra loro. Ero convinto che presto o tardi le differenze avrebbero preso il sopravvento e così è stato. Come militare poi era un autentico genio. Ha inventato la guerriglia. In questo modo a Gergovia mi ha letteralmente battuto.”
Prima lo ha risparmiato, dopo il trionfo lo ha fatto uccidere. Perché?
“Era il prezzo concordato per inserire i Galli tra il popolo di Roma. Avevo bisogno di una morte esemplare per difendermi dalle critiche di chi non capiva quale era la portata di questa integrazione.”
Come volgerà la sua eclisse?
“In modo improvviso. E' il mio destino. La repubblica ha fatto il suo corso. La monarchia va contro le tradizioni di Roma. Io sono la sintesi. Debbo solo avere il tempo di imporre un nuovo modello. E per questo sono pronto anche a sacrificare me stesso. Come successe a Socrate che ci ha insegnato come deve essere il vero cittadino che rispetta le leggi e non tradisce l'etica.”

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