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07 dicembre - Cerimonia di apertura
Alla fiera del cattivo gusto
Falsa partenza quella delle Olimpiadi di Londra dove celebrano le loro sconfitte per cui sono stati avanguardie loro malgrado. 007 come eroe nazionale


Non c'è evento mondiale più mondiale delle Olimpiadi. La sede ospite deve essere la culla temporanea di un valore che si rinnova al passaggio di ogni quadriennio: il confronto tra i popoli e in contempo il loro riconoscersi l'un l'altro come parti sostanziali della variegata popolazione del mondo. La competizione degli sport risponde sicuramente a un motivo di orgoglio dei rispettivi valori nazionali che però solo nel confronto trovano modo di misurarsi. La pretesa sarebbe quella di dimostrare il livello alto di standard qualitativi di vita nei singoli modelli di paese-nazione in base al numero di medaglie. Così nell'antica Grecia la sospensione delle guerre, come di ogni attività, in ogni singola polis, serviva a dimostrare la saldezza e la forza di ciascuna. Diverso nel Novecento, ma simile. Maggiore il respiro che deve avere il senso di questo confronto e l'orgoglio di ogni identità in quelle del terzo millennio dove la globalizzazione ha esaltato i particolarismi.

In questo scenario il paese ospite deve avere seguire l'idealtipo di una terra che per l'occasione allarga le braccia al mondo. Così nelle precedenti aperture dove si è offerto al mondo uno spettacolo, perché lo sport oggi (discutibilmente) si assimila più che in passato allo spettacolo vero e proprio. L'Inghilterra ha fatto tutto il contrario. Ha puntato i piedi sulla sua storia esaltando anche la sua rozzezza, gli errori, le sconfitte come quando volle impedire al primo cargo di extracomuntari della Storia di attraccare per cercare lavoro e speranza. La nascita dell'industrializzazione selvaggia e lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo. Tutti elementi che il commentatore si sforza di commentare come ecumenici. Sarebbe come se in un'Olimpiade italiana celebrassimo la strage della ginestra o la sconfitta di Garibaldi a Mentana.

Gli inglesi celebrano 007 come eroe nazionale. Noi potremmo celebrare "Er Monnezza", non avrebbe meno ironia. Mancano volutamente l'appuntamento per ricordare le vittime nella storia delle Olimpiadi. Nel loro significato di Olimpiade c'è solo la celebrazione del loro ombelico, non di valori dell'internazionalità che trascendono un paese o una storia. Forse fanno tutto questo semplicemente perché sanno benissimo che a fine Olimpiade avranno poco da celebrare il Regno Unito. "God Save the Queen" suonerà ben poco nel momento in cui vengono consegnate le medaglie e si alzano i vessilli. Tutto il resto è un'ubriacatura sui loro primati nel mondo dello spettacolo, senza riuscire a discernere il vero meglio che hanno dato al mondo. Beatles e Rolling Stones sono valori riconosciuti da tutti appaiono velocemente. E forse proprio per questo appaiono poco, oramai il mondo li ha presi in consegna togliendoli alle loro origini. Allora meglio Mike Oldfield che nella sua carriera ha scritto la facciata di un disco che ha venduto moltissimo e poi musica dimenticata da tutti. Meglio i Clash protagonisti di un'estate, meglio i musical, meglio i Queen. Led Zeppelin e David Bowie appaiono un attimo. Nulla per Genesis, Jethro Tull, Simple Minds, Depeche Mode e Tears of Fears che forse sono il massimo dell'espressione musicale puramente anglosassone.

Ma il regno unito in questa fase non ha bisogno semplicemente di esprimere sé stesso. Il popolo che ha inventato l'imperialismo - retrogrado di una fase evolutiva dell'umanità rispetto a quello dell'antica Roma - non si raccapezza nel pluralismo dei popoli in una sola terra. Non sa vivere le contraddizioni della globalizzazione. Nella voglia di primeggiare, anticipare, ha tradotto l'umanizzazione del capitalismo da produzione in una spinta verso la finanziarizzazione dell'economia che ci sta spingendo al baratro. Non ha avuto fiducia dell'Europa. Gli isolani sono isolani. Sapevano dall'inizio che avevano competitor più forti e come i ragazzini capricciosi hanno rifiutato sdegnati il confronto come quando nel football si rifiutavano di disputare i tornei mondiali con le altre nazionali ritenendole non ancora degne. Vinsero truccando nel '66. L'ultima guerra vinta è stata l'aggressione alla Libia dopo la quale il loro premier Cameron da comiziante insieme a Sarkozy ha tentato una lezione di democrazia al popolo festante. Ma bisogna sorridere. Sono sempre stati così confusi. (Tremila anni di storia non si compensano in seicento).