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11 novembre - cinema
Torna De Niro, maestro stregone
In Red Light l'attore torna ai suoi livelli migliori. Per lui finalmente un personaggio nuovo da interpretare

Erano anni che De Niro non faceva un film. Non si intende chiaramente quei prodotti che debbono essere venduti ai quali tutti dobbiamo grande rispetto. Si guarda ad un attore in grado di trasmettere le pieghe di una maschera nuova che senza di lui nessun altro avrebbe potuto interpretare. La scommessa per il più grande attore cinematografico di tutti i tempi è questa.
In Red Light Robert De Niro veste le panni di un mago che torna a calcare le scene dopo trenta anni di inattività. Un assistente universitario di imprecisata facoltà e insegnamento si addossa la crociata di smascherarlo ma nel tentativo disperato di svelare il vero volto del presunto mago trova tragicamente sé stesso.
E non è importante tanto la verità delle cose come sono percepite, più importante quel che si percepisce e il mondo sul quale si costruisce il proprio sistema di conoscenze. La fuga nel realismo per condividere un sistema di vita finisce per negare la soggettività che non può tardare a farsi sentire. L'esplosione della propria natura ha bisogno però di incontrare il suo rispecchiamento. Ha necessità di ri-conoscersi senza di cui non avviene neanche il primo grado di conoscenza. E a questo punto diventa poco importante se il proprio identico sia veramente tale oppure trattasi di una finzione. Il processo di negazione della negazione della propria natura è avvenuto e allora il protagonista non può farci più nulla. Sigmund Freud diceva che la più grande illusione dell'uomo contemporaneo consisteva nel ritenere di essere padrone in casa propria. Nessuno lo è. Tanto più chi inscrive la propria natura nel confine delle cose esperibili e riproducibili in laboratorio.
La vera forza della Natura non sarà mai confinabile in alcun fisicismo.