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14 gennaio - scelte
No Euro
Financial Times e Wall Street Journal si espongono per farci votare Mario Monti. Ma c'è un economista inglese che non la pensa così. È Ambrose Evans-Pritchard


L'Italia è una nazione più ricca della Germania. Ha nove trilioni (9.000 miliardi) di ricchezza privata. Ha il più grande avanzo primario di bilancio del blocco G7. Il debito "combinato" - che si ottiene con la media tra debito pubblico ed esposizione privata - ammonta al 265% del Pil ed è quindi inferiore a quello di Francia, Olanda, Gran Bretagna, Usa e Giappone. Nell'indice del Fmi - dice sempre Evans-Pichard - l'Italia ha un punteggio migliore tra i principali paesi industrializzati per "sostenibilità a lungo termine del debito".

L'Italia esporta e ha un buon avanzo primario. A dirlo stavolta è Andrew Roberts di Rbs. E conclude: "Se c'è un paese dell'Eurozona che potrebbe trarre beneficio dall'abbandonare l'euro e ripristinare la competitività, è ovviamente l'Italia.

Se si applicasse la "teoria dei giochi", l'Italia uscendo dall'Europa ci guadagnerebbe. Sempre gli autorevoli periodici anglosassoni, non divulgati a sufficienza in Italia, riproducono questa che è una proiezione della Bank of America.

La posizione patrimoniale italiana sull'estero è vicina all'equilibrio. Tornando a Evans-Pichard un tasso di risparmio elevato significa che qualsiasi shock del tasso di interesse dopo il ritorno alla lira rifluirebbe nell'economia attraverso maggiori pagamenti a obbligazionisti italiani. Del resto, in Italia i tassi reali erano molto più bassi sotto la Banca d'Italia.

 

Eppure in Italia si respira aria di catastrofe. Così l'economista inglese ci descrive: "La fiducia delle imprese è tornata ai livelli dei momenti più bui della crisi finanziaria. La fiducia dei consumatori è la più bassa di sempre. DraghiBerlusconi ha ragione a dire che l'austerità è stata un completo disastro".

Sempre l'economista inglese adduce le origini di questa crisi alla metà degli anni '90, quando il marco e la lira sono stati inchiodati per sempre ad un tasso di cambio fisso. Le misure informate all'austerità possono funzionare in una piccola economia aperta come quella irlandese. "Il commissario Monti, con la stretta fiscale, si è mangiato quest'anno il 3,2% del Pil, tre volte la dose terapeutica". L'inasprimento fiscale, aggiunge Evans-Pritchard, ha spinto in zona-pericolo il debito pubblico italiano. Il Fmi conferma: il nostro debito sta crescendo molto più velocemente di prima, saltando dal 120% dello scorso anno al 126% di quest'anno per salire al 128% nel 2013. Evans-Pritchard tratta l'euro come un parassita che sta dissanguando l'Italia. L'euro e la setta finanziaria che l'ha imposto.