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11 febbraio - opusdomesticos
"Ingravescentem aetatem"
Benedetto XVI si dimette per stanchezza. Il Vaticano ora deve difendersi dallo scisma germanico

"Ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005". Con queste parole il viandante nella vigna di dio si è dimesso alle ore 11,30 dell'11 febbraio. La ingravescentem aetatem - età avanzata - è la motivazione delle dimissioni date da Ratzinger. Annunciata in latino davanti al collegio cardinalizio e alla Casa Pontificia riunite per un concistoro di canonizzazione, la versione non convince.
Insulsi i motivi di salute, tantopiù se messi a raffronto con le condizioni del suo predecessore. La sua elezione prevedibile, perché riusciva a mitigare l'inquietudine che arrivava dalla parte tedesca Santa Madre Chiesa, deve coniugarsi fortemente con queste dimissioni inaspettate.
Ratzinger probabilmente non riesce a drenare le spinte autonomiste di casa germanica e prima di assistere all'inevitabile decide di uscire di scena. Siamo nel campo delle ipotesi, chiaramente. Ma non ce ne sono altre che funzionino meglio.
Il grande merito di Ratzinger consiste nell'aver riportato la fede in Cristo alla riflessione sulla letteratura cristiana, tagliando con le sovrapposizioni cristologiche. Una lettura attenta che senza sprofondare in intellettualismi è essa stessa espressione del grande mistero rappresentato dalla figura di Gesù Cristo, sia nella Storia che nell'Etica. Benedetto XVI ha rinunciato a dimensioni divistiche, ha tolto su di sé la figura carismatica così come si è disoccupato totalmente della raffigurazione mistica in grado di poter trasmettere molto ad un mondo in difficoltà.
La Grazia, secondo Ratzinger, deve avvenire attraverso una conoscenza attenta della portata ancora rivoluzionaria del messaggio di Cristo. Quindi inevitabilmente deve passare attraverso una dimensione contemplativa, introspettiva, ma anche di acquisizione vera e propria dell'immensa mole di riflessione lasciate dalla tradizione. Grande lettore di Scoto Eriugena, Ratzinger è un grande studioso della letteratura religiosa ebraica e su questa scorta la sua apertura nei confronti delle altre confessioni cristiane, ma anche quella ebraica, poteva avvenire con una grande forza sebbene compensata da una grande capacità di recedere e ascoltare.
Ci sarebbe bisogno per molto tempo di un Papa come lui. Ma le pressioni sulla Chiesa probabilmente erano al di là delle sue forze. Emblematico il messaggio lasciato dalla Chiesa Ortodosso che ha definito questa scelta come quella di chi ha "Coraggio, quando ci si accorge che non è più possibile andare avanti".
Ora che tornerà all' "opus teoreticos" chi succederà al pontificato dovrà riuscire laddove lui ha rinunciato.