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01 marzo - le verità
EPOCALE
Il 28 febbraio Ratzinger, il Papa, se ne va. Si derubrica un fatto che, invece, non potrà far a meno di accentuare il senso di esclusiva mondanità nel corso delle cose


Oggi si smette di parlarne. Ieri ha trovato uno spazio a fatica tra le contumelie del politicantismo. Domani ci renderemo conto che invece questa svolta è epocale perché dismette dalla continuità con un arcano senso del sacro al quale anche i più laici non possono astenersi. La modernità della rivoluzione copernicana ci aveva insegnato giustamente alla verifica diretta, ad essere giudici nel nostro stesso sapere, ad un percorso di conoscenza autonomamente regolato. La figura di un vicario della Santità assoluta ci teneva con un filo, pur tenue, ad un'idea arcana di esistenza reale del vero, senza della quale le pur ragionevoli sequenze di visioni contrapposte perdono il senso della loro sovrapposizione. Che senso ha, parlare dello stesso relativismo se si perde di vista l'oggetto stesso della spiegazione? L'oggetto stesso è nel senso del vero e in questo c'è la credenza in qualcosa che trascende. A questo punto conta poco, la confessione di origine, non conta nemmeno avere una confessione, avere fede o non averla. Il senso del vero implica il senso di dio. La Chiesa in questo tempo ha retto implacabilmente questo senso davanti ad attacchi militari e incursioni di portata irriducibile. Lo ha fatto perché ha tenuto sulla sua immagine di vicario della santità in questo mondo di mondanità. Ha chiesto e ottenuto un'eccezione divina al senso delle cose immediatamente presenti attraverso la sua figura apicale. La sua natura, quindi, non può che avere una configurazione elettiva. Su di lei, si chiede e si ottiene la sospensione del giudizio perché non c'è giudizio della mondanità in grado di comprendere il senso della sua direzione e della sua origine. Ora questa figura dismette la sua presenza per fare spazio ad un'altra di cui rischia essere inevitabile contrapposizione perdendo, così, quel senso dell'eccezione unica concessa al mondo e concessa dal mondo. Il mondo, tutto il mondo, ha dimostrato nei secoli della modernità e della crisi della modernità, di avere ancora bisogno di questa figura con l'arcano desiderio di avere uno sguardo rivolto verso di sé da parte di chi ha l'ardire di sentirsi depositario di quel senso del vero. Ora quel mondo volge hegelianamente un ribaltamento verso questa istanza di verità. Non vuole spiegazioni, non pretende più di essere rassicurato. Chiede spiegazioni, chiede trasparenza, chiede intellegibilità. E non poteva essere diversamente, visto quel che è successo: scandali finanziari, casi ripetuti di pedofilia, compromissioni con regimi militari sanguinari in Africa. Giusto. Ma è proprio questa necessità di auto-evidenza del vero in chi dovrebbe trasmetterlo a mettere fine a questa emissione sacrale. In ciò la fine di un'epoca che ci riportava all'antichità delle prime società organizzate dagli uomini. Il dio degli uomini ha già mostrato di morire, ieri forse ha smesso di predicare.