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29 marzo - coccodrillo brillo
IN MORTE DI ENZO JANNACCI
Ci ha insegnato a frequentare il nonsense come pratica di vita. E non averne paura.


In un'età in cui il nonsense è entrato fermamente tra le cose comuni, ordinarie, riempie le nostre cronache, assurge a ruoli direttivi imponendo un comico a discriminare i fatti della nostra storia e trasformare in comici quelli che fino a ieri erano politici navigati, forse non Enzo Jannacci non aveva più un ruolo. I coccodrilli domani si sforzeranno a ricordarne gli esordi, il rock'n roll, l'amicizia con Gaber e Celentano, ma per quel che veramente ha rappresentato Jannacci in quella che sarà la storia della letteratura italiana sono delle apparizioni insignificanti e quasi casuali. A differenza di Gaber, Jannacci non aveva e rifiutava il metodo, come la costuzione razionale di testi e brani. A differenza di Celentano, Jannacci non aveva l'ossessione del successo e del divismo. Tutto il contrario dell'uno e dell'altro. Enzo Jannacci si inserisce pienamente in una stagione letteraria italiana che sarà ricordata come la dissoluzione della sensatezza, la deflagrazione del linguaggio per la messa, in ordine sparso, di parole, referenti, immagini che fuoriescono a valanga in un inconscio che l'Ego non riesce e non vuole sedare. Enzo Jannacci ha scritto e cantato anche cose brutte, inascoltabili. Non poteva essere diversamente per un'autore senza metodo, senza l'obiettivo di compiacere. I suoi conati espressivi, l'entrare in sintonia con i sentimenti strozzati che si manifestano ma non si possono dire ha fatto di lui una vera e propria avanguardia con il rarissimo merito di esser rimasto tale. Non ha mai indulto nella compiacenza di piacere. Semmai la sua ricerca è sempre quella di ritrovarsi, condividere, utilizzando suoni, voce, parole messe insieme quasi per caso. La soluzione non può sempre funzionare. Credere questo sarebbe ipocrita, mellifluo e inutilmente encomiastico. Il genio emerge però quando questa soluzione di suoni, parole, pezzi di comportamento raccontati così come viene, così come sono, funziona, dando un quadro che per esprimere diversamente ci vorrebbero volumi. Sicuramente, per questo, Jannacci sarà ricordato, non ora, tra venti trent'anni, come uno dei più grandi autori della letteratura italiana. Poeta per caso, medico suo malgrado, musicista per gioco, in un panorama di dissonanze assordanti, la sua stecca appare come la sola nota giusta. Gli sia lieve la terra.