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28 luglio - politica
Il gelo secondo Matteo
La freddezza de La Repubblica e del Corriere che hanno smesso di incensarlo


La retorica per cui l'opposizione aiuta a crescere colui a cui è indirizzata non riguarda Renzi. Diciamocelo. Lui va avanti per la sua strada ma non perché conosce la determinazione di non esser altro, bensì perché conosce solo quella strada, come un treno coi binari. Ed è per questo che ha chiuso una mediazione di scarsa qualità con Silvio Berlusconi. E' in queste circostanze che si riconosce la statura di un uomo politico. L’anticipazione del suo fallimento sta nella scelta di arrivare a Genova per pronunciare il discorso di encomio alla squadra che ha consegnato il relitto in porto perché sia bonificato. L’emblema della rottamazione ringrazia il rottame perché finalmente riesce a dire: “abbiamo fatto questa cosa”. Hanno mandato in porto quello che era l’emblema della disfunzione del sistema italia. Ora l’emblema del male potrà essere gradualmente rimosso, ma non è risolto il male. Renzi ha deciso di partire con una riforma che non ha bisogno di copertura economica per portare in Europa, la nuova casa, qualcosa. Anche lì come domenica per il rottame della Concordia, si sogna di dire: “abbiamo portato a casa qualcosa, di certo non è risolutivo, ma noi operiamo, noi facciamo”. Sono tirate sensazionalistiche che sono peggiori del male anche perché i dati riportano una condizione per cui la ripresa non avverrà nei prossimi tempi, non è alle porte, non è imminente. Non serve a nulla imbonire per un periodo di tempo nella speranza che il treno spontaneamente si rimetta nel suo binario. La locomotiva a posto non ci fa se non c’è qualcuno che ce la mette. E come nel caso della nave Concordia c’è bisogno del concorso di tutto il nostro engineering nazionale e il campo sgombro da interventi politici o retorici. Bisogna operare per quel che va fatto, non per quello che la gente si aspetta venga fatto facendo bene attenzione a non pestare i calli ad alcuno.

La riforma del sistema elettorale era chiaro che doveva andare di pari passo al ripensamento del sistema delle rappresentanze. Non ha senso il bicameralismo perfetto. È impossibile nel nostro paese scrostare una rendita di posizione che ormai è intaccata nelle nostre istituzioni come il colesterolo alle arterie di un iperteso grave. Il pericolo è l’immanente dipartita. Ma se il grasso non si può scrostare bisogna pur pensare a dei sistemi di passaggio alternativi. E allora l’unica proposta possibile poteva essere quella menzionata a più riprese nel caotico dibattito, per cui si dividevano nettamente le competenze tra Camera e Senato e si dimezzavano il numero dei rappresentati. Una proposta utile per il Senato poteva essere quella di occuparsi della centrale questione che inerisce le attività produttive e le occasioni di ripresa attraverso piano di riqualificazione e spinta che possono essere sostenuti dall’Unione europea. Si tratta di una questione netta, precisa, ma centrale e dirimente. A questo assegnare il Senato in ogni sua componente rappresentativa del mondo dell’impresa. Le idee potrebbero essere altre, ma tutte all’interno di questa divisione netta di competenze. Fare del Senato il paradiso degli elefanti, il dopolavoro di sindaci e consiglieri regionali si tratta di un contentino che porterà nuovi danni, senso di frustrazione e sostanziali sperperi, anche se si prevede di risparmiare ottanta milioni. Che taglio!