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26 novembre - scienza
Giustizia, il potere di dire l'ultima
Quel che la Scienza non dice diventa sentenza per il Tribunale di Milano. E' sempre così, quando c'è uno spazio vuoto trovi sempre qualcuno che lo occupa per andare a fare gol


Sentenza e scienza fanno rima. Nessuno se n'è mai accorto. Non a caso nel Novecento le sentenze della scienza si sono sostituite ai dettami di fede. Non importa se vanno in converso alla vita reale, poco vale se la Relatività einsteniana non interagisce in alcun modo con la vita di tutti i giorni. Conta che le sue applicazioni hanno trovato conferma nell'osservazione dell'universo. E allora viene presa come un totem sapienziale. Cala sulla vita di tutti i giorni cercando un'applicazione che al netto della mancanza di sperimentazione effettiva della velocità della luce, si traduce volgarmente col più paraculo dei sensi comuni. "Sono stato con un'altra? No! La vedi tu così. Si tratta di una tua proiezione relativa al tuo mondo. Nel mio mondo invece ho amato e l'amore non ha confini". E via! Infinite sciocchezze di questo tipo.

Quindi finora era la scienza ad emettere sentenza che non ammette cassazione. Se la scienza dice che il malato ha pochi mesi di vita non conta se invece ne vive di più o di meno. O addirittura ti salva. Conta il giudizio inconfutabile. E allora la guarigione è interpretata come miracolo. E così via.

Ma negli ultimi tempi, i giudici, depositari del potere di emettere sentenza, si sono ripresi il loro potere. Ed emettono sentenza proprio in contrasto con chi rischiava di sfilargli il piacere di dire l'ultima definitiva parola: proprio loro, quelli della scienza.

Succede così il 25 novembre al Tribunale di Milano dove un giudice condanna il ministero della salute a versare un vitalizio a un bambino autistico la cui patologia - decide il giudice - è stata causata da un vaccino. Quindi è il giudice a decidere quel che tutto il mondo della ricerca non dice, anzi confuta. Il giudice ritiene che il vaccino esavalente possa esser causa di autismo e così emette sentenza. E non importa che i ricercatori di tutto il mondo dicano il contrario. Conta quel che dicono loro. I giudici! Tutto avviene però per l'inquietudine che attanaglia il mondo della ricerca, incapace a dare voce univoca alle proprie conclusioni. Su questo tema il terremoto ci fu nel 1998 quando una ricerca pubblicata sull'autorevole periodico The Lancet attestava di bambini soggetti ad autismo per cause addebitabili al vaccino trivalente MPR. La connessione fu confutata e l’articolo ritirato. Ma da allora il dibattito non si è placato. Da una parte, ci sono gli irriducibili che additano al vaccino una possibile causa di autismo e la stragrande maggioranza della comunità scientifica che attesta l’insussistenza di questa relazione. Ma il vaccino per cui è stata emessa la sentenza non è lo stesso di quello esaminato nel famigerato articolo di The Lancet. Il vaccino incriminato nella sentenza di Milano è l'esavalente: InfanrixHexaSk. Il giudice ha comunque deciso per la condanna.

La Giustizia fa strame del dibattito in scienza. Un segno eloquente della vera affermazione del potere che si staglia sulla forma di prevalenza nel mondo della tecnica. Riesce a farlo per insipienza della scienza, per la sua incapacità a decidere, per la sua divisione inevitabile, per il suo orizzonte ontologico nel quale c'è la verità, quindi anche l'impossibilità di farsene depositari.

Si dirà: non il dominio!

 - (Ma la verità è anche dominio) -

Un dominio impossibile perché la verità si vela, non si svela

 - (Ma è proprio lì che il potere propriamente detto, il potere di chi giudica, riprende il dominio) -

Sono i ricercatori e i medici, giudici nel mondo della tecnica, che sono sotto giudizio del giudice. Succede quando le necessità dello stato di diritto contrastano con l'inevitabile irresolutezza del sapere che non può essere mai onnicomprensivo, universalistico e oggettivante. Ed è qui che lo Stato e la sua legge applicata svelano il loro retaggio: il fatto di derivare da una teologia. Nel Novecento il giudizio della Scienza si è sostituito al dio necessario che precedentemente aveva tenuto le società organizzate secondo gerarchie. Ora è la sovranità dello Stato che si riprende il ruolo di emettere sentenza. E lo fa perché con la morte della Verità, dio è definitivamente morto dallo stato comatoso in cui imperversava. Ma è assai in dubbio che lo Stato, come forma organizzata del potere in una società, riesca a far da solo.