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12 gennaio - fumus
Elogio del fumo
Una proposta di legge inventa il 15% degli incidenti stradali come determinati dall'uso di fumo da sigarette. Si deve allora proclamare il diritto per ciascuno di adottare il genere di conforto ritenuto migliore senza inventare improbabili contro-effetti


Il mondo nevrotizzato dal mito della salute si accanisce contro ogni forma di tossicodipendenza. E questo perché essere tossicodipendenti significa veicolare le proprie nevrosi. Dargli direzione e sbocco. Diversamente, invece, nella maggioranza legiferante, le nevrosi restano tutte in piedi, sospese e in conflitto tra loro. Trovano possibilità di scontro prendendo a prestito le sembianze dei diversi soggetti biologicamente intesi, individualmente definiti, personalmente collocati sociologicamente. Il tossicodipendente sfugge da questo tacito accordo in cui si è tutti in un recinto oggetto di attacchi e propensi all'attacco. Il tossicodipendente potrebbe trovare una sublimazione. E in questo modo sgretolare gerarchie, doveri, divieti, sacri uffizi. In tal senso deve essere stroncato, emarginato, deve sentirsi in colpa perché solo. E in questo modo agire sul suo senso di colpa. Colpa determinata dal sospetto nell'azione del fumo - come in ogni altra azione di tossicodipendenza - possa muovere contro sé stesso. Ma questa prima colpa trova facilmente la formula liberatoria, per cui se il male circuita nella persona del soggetto tossicodipendente nessuno può porre alcunché di ostativo. E allora si toccano altrui responsabilità. Il tossicodipendente fa male anche agli altri, fa male alla collettività, anche nel senso in cui toglie intelletto, energia, possibilità di crescita alla stessa collettività venendo meno. Anche a questa motivazione la risposta sbrigativa consiste in un noli me tangere. Nell'età dell'esplosione della soggettività, nella dimensione assoluta della persona come centro della società e non della società o dello Stato come fine di sé, questa motivazione diventa peregrina. Si accede allora alla formula del nocumento fattuale dell'altro. Il "chi fuma avvelena anche te". E allora si accedono a dati improbabili e per altro tutti da comprovare. Non c'è un dato fede-degno che possa mettere in relazione la nocività del fumo passivo, in relazione al fumatore attivo. Non c'è una ragione congruente che possa dimostrare questa percentuale del 15% degli incidenti stradali motivati dal fumo di sigarette. Se così fosse sarebbe una causa paragonabile all'alta velocità, all'uso di droghe vere e proprie, all'incuria assoluta, all'ubriachezza, al caso, all'errore di chi è al volante, alle condizioni accidentate della strada. Il fumo di sigarette, solo applicato alla guida dell'automobile, comporterebbe una casistica di pericolo paragonabile a queste grandi cause di incidente stradale. Complimenti. IL mestiere della contraffazione dei dati per proporre percentuali improbabili, con la pretesa siano inoppugnabili, si tratta di uno sport assai diffuso. Non si poteva evitare di applicarlo anche ai propugnatori di sanzioni ferree contro le tossicodipendenze. Ma chi costruisce attestazioni ad arte, in un certo qual modo, non si rappresenta come un inventore di fumo? Crea il fumus del pericolo di massa, della rovina contro la quale porre una moratoria importante e poi una misura repressiva. Tutto sulla base del fumus ideologico debitamente costruito. Anche questo non dovrebbe trovare una forma di regolazione? Non di repressione! Saremmo in contraddizione. Ma da uomini liberi, da non fumatore, proclamo il messaggio di libertà: a ciascuno il suo fumo!