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19 gennaio - ricorrenza
In ricordo di Bettino Craxi
A quindici anni esatti dalla sua morte a qualcuno tornerà alla memoria questo grande uomo politico


Non sono mai stato craxiano. Non ho mai votato Psi. Ma a quindici anni esatti dalla scomparsa di uno dei più grandi leader del secondo dopoguerra italiano si deve chiedere a tutti una riflessione serena. E questo perché se è vero che è stato un sicuro protagonista della nostra Storia è bene porre la Storia al primo posto.

Su Craxi in pochi mesi furono condensati gli odi di una generazione politica che si era consegnata all'opposizione. E questo per condizione ideologica o per intransigenza.

La scelta di Bettino Craxi fu esattamente all'opposto di questa visione. L'ascesa alla segreteria del partito volle invertire la china in cui il Psi rischiava di essere succube e stritolato come terzo incomodo, tra Pci e Dc. Era il '76. I commentatori pensavano che il Psi con Craxi fosse a un passaggio di consegne temporaneo. E invece come un vero leader, Bettino prese per mano il partito e lo consegnò al suo discutibile e discusso protagonismo. L'idea era quella di sfondare a sinistra, spaccare il monopolio del sindacalismo massimalista e porsi come polo riformista in modo chiaro e netto, senza “se” e senza “ma”.

In un'età densa di parole forti, pesanti, di rottura, non c'erano ancora le categorie interpretative per cogliere la portata di questo cambiamento. Il riformismo era una bestemmia. L'alternanza una riduzione inaccettabile per quel modo irriducibile di guardare alla realtà effettuale come eternamente composta di conflitti irriducibili. Contro la logica dei fronti opposti, paradigma logico della sinistra durante la fase più cruenta della stagione degli Anni di Piombo, Craxi si dichiarò disponibile alla trattativa con i terroristi per favorire il rilascio di Aldo Moro. Un altro muro sfondato fu quello della cosìddetta "scala mobile". Ma la più grande muraglia abbattuta fu il gran rifiuto verso gli americani nella crisi di Sigonella quando non acconsentì al rilascio del terrorista che aveva barbaramente ucciso un disabile ebreo nella nave Achille Lauro. Gli Usa non riuscirono a trattare l'Italia come una colonia stelleestrisce. Ed era un muro che sarebbe dovuto rimanere intatto, secondo il governo di Ronald Reagan.

Oggi del Bettino che voleva cambiare l'Italia nel segno dell'alternanza, contro l'alternativa del Pci, rimangono le intuizioni. (Ma solo per la memoria di qualche nostalgico). Maggioritario, presidenzialismo, strapotere della magistratura ... Parole che hanno formato il lessico politico degli anni Novanta e Duemila. Il tutto, non senza costi: il rapporto da debito pubblico e prodotto interno lordo passò dal settanta al novanta per cento, in euro il debito pubblico durante il suo mandato passò da duecentotrentaquattro miliardi a cinquecentoventidue. La crescita dell'economia fu un fatto indiscutibile, ma è anche vero che tutto questo fu possibile in consonanza ad un'età in cui il pianeta industria prendeva le mosse in Italia ponendosi come nuovo silenzioso protagonista. L'inflazione ne fu quindi una conseguenza, anche se non si toccarono mai i livelli delle "due cifre" di fine anni Settanta. In termini estremamente pratici il primo governo Craxi deve essere ricordato per l'introduzione del registratore di cassa e dello scontrino fiscale, la legalizzazione delle trasmissioni televisive private, il nuovo Concordato con la Santa Sede. Sul piano delle alleanze ideali e reali, Craxi tenne una linea filo-araba fino all'amicizia personale con Arafat e il sostegno all'Argentina anche dopo l'invasione delle Falkland. Al di là dell'incidenza di Sigonella, indiscutibile l'unione con gli Stati Uniti fino al sostegno dei missili americani - che stimolò il movimento di protesta pacifista in tutta Italia e gli fece guadagnare molte antipatie in questa configurazione neo-massimalista. Di qui la sua famosa battuta dei "pacifisti a senso unico".

Ma il suo tentativo di rompere diversi muri che avevano bloccato la democrazia italiana in un sostanziale monocolore democristiano è crollato effettivamente solo con la caduta del Muro di Berlino e la fine della paura del pericolo comunista. Era chiaro che la democrazia italiana non poteva rimanere bloccata con due grandi esclusi: la destra dell'Msi e la sinistra del Pci. Quindi la stura arrivò attraverso le inchieste della magistratura a Milano, come in diverse parti d'Italia. Al di là degli effettivi esiti giudiziari, escono in evidenza malversazioni sulle quali si era adagiata la gestione della cosa pubblica della cosiddetta Prima Repubblica. Il finanziamento illecito dei partiti fu il motivo ricorrente. I procedimenti giudiziari posero fine a quella stagione politica iniziata nel secondo dopoguerra che si giustificava coi blocchi Usa-Urss. Questa stagione che vide Craxi come protagonista negli ultimi quindici anni e sicuramente lo pose come un alfiere del suo smantellamento, conobbe l'ironia di convogliarlo nel tritacarne mediatico proprio nel momento in cui i due blocchi si sgretolavano. Oggi le sue intuizioni sono oramai patrimonio condiviso. IL riscatto della sua memoria, a quindici anni dalla sua morte, non ancora.