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28 febbraio - fantascienza
Ciao Capitano Spock!
Ricordiamo Leonard Nimoy, interprete della parte razionale della spedizione Enterprise


Ci ha insegnato che la razionalità è come la forza. Non è sufficiente se lasciata a sé stessa. Forse la razionalità è un'espressione della forza. E la forza non è nulla senza il controllo. A decidere del controllo è il mondo in cui la forza o la razionalità si esprimono.

Sarebbe una lettura che piacerebbe a Bergson, ma non spiega il successo di questo personaggio che non ha i crismi dell'eroe tipico. La razionalità difficilmente è un argomento seduttivo. E questo perché l'indagine logicistica non può essere la sola matrice da cui possano maturare decisioni definitive. La decisione deve essere espressione innanzitutto della volontà. E la volontà non ha saggezza, la volontà non calcola, la volontà però aspira a mettere insieme il giusto, il vero e il bello. Quindi fa saltare i parametri analitici di decodifica delle condizioni di un atto possibile. 

Tutto vero. 

Ma Spock non può non sapere che anche la volontà è suscettibile di una decodifica analitica. Qualsiasi decisione consiste nell'espressione di eterogenesi dei fini. Anche se non abbiamo mai assistito Spock su questo versante analitico la sua eroica sicurtà del vero non poteva fargli difetto perché avrebbe significato una mancanza di capacità analitica, un limite al suo senso stoico di distacco. Se non ha mai manifestato la supremazia della decodifica logica dell'azione da intraprendere è perché non ce n'era bisogno. La dialettica necessaria col comandante Kirk doveva soddisfare il ruolo di evidenziare la parte ponderale di una decisione. 

Kirk probabilmente sapeva perfettamente che non poteva costituirla completamente. Non a caso non ha mai discusso le controdeduzioni di Kirk in una condizione in cui bisognava decidere. Si prendeva la licenza però di battere ciglio. Ed era questa la libertà concessa al venusiano che però da parte di madre aveva anche sangue terrestre. Mai sofferta la sua condizione di minoranza nell'Enterprise. E se questo è vero non è dovuto alla razionalità remissiva che riesce ad esercitarsi solo a posteriori. E nemmeno dal carattere militare delle decisioni, per cui gli ordini non si discutono. Come si diceva prima, Spock sapeva di esser il versante dialettico necessario, ma non definitivo, di una decisione complessa, ma la cui versione finale non poteva appartenergli. 

Spock era profondamente a conoscenza che la volontà di potenza espressa da Kirk non dimostrava sempre il giusto. Semplicemente consisteva nella soluzione efficace e in definitiva vantaggiosa, propiziata anche dalla fortuna di cui Spock non aveva nozione. Ed è forse questo il motivo che lo rendeva simpatico. Il suo essere perdente nel breve dibattimento non dimostrava che avesse torto, semmai non riusciva a interpretare la ragione in modo completo. Ed anche la sua figura di perdente è stata fondamentale nella costruzione del personaggio, tanto dal renderlo simpatico, nonostante dovesse spesso vestire i panni più noiosi di colui che rinuncia all'azione perché impossibile da portare avanti con successo. Ed è questa la condizione di continua sospensione, dove la stessa navicella spaziale era allegoria di decisioni che non hanno un codice prestabilito, una rotta, debbono esser prese volta per volta. Nell'Enterprise vengono fatte scelte che alludono all'ecologia, all'ambiente, all'etica, alla politica, al dovere di frapporsi alle continue tendenze espansionistiche di chi, per queste stesse tendenze, si ritiene più forte. Nonostante messo puntualmente in minoranza o in subordine per gerarchia, Spock è la persona che vorremmo avere accanto per avere, nelle riflessioni, il minimo sindacale che deve esserci in ogni momento della vita: la visione esatta delle forze in campo, la cifra dell'esatta possibilità di farcela, la cognizione dei soggetti in campo. Conoscere questi dati non consiste nella conseguente azione. Ma qualsiasi sia la soluzione finale, non si potrà mai dire che alcuni fattori non erano stati compresi.