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17 marzo - Eschilo
Perché Landini
Scritto a un amico: la centralità di una storia che non può relegarsi al centro


C'è bisogno di un soggetto politico riformista vero, neolaburista, ispirato a valori fondanti del socialismo e dell'egualitarismo. Ma c'è bisogno, sopra a tutto, di consegnare il coefficiente elettorale della Cgil a un soggetto politico più degno del Pd. Un soggetto che gestisca questi voti non in converso a dette forze sindacali: Cgil, Fiom ...

In questo Landini è stato tirato per i capelli. Lui non ha la visione di un politico. Lui non ha il senso della sfida, della scommessa, del progetto, del legame a interlocutori possibili per quello che deve essere un abbraccio vitale e non un abbraccio mortale. Fare questo è un altro mestiere che fare il sindacalista. Il sindacalista ha un cliché determinato dalle scadenze e dalle tensioni evidenziate nella realtà, non ha bisogno di crearle. Il politico invece spesso deve crearle ad arte per consentire alle decisioni di prendere il verso a lui più congeniale o almeno il meno gravoso per lui. Fare questo non è facile e non si improvvisa. "Ma, d'altra parte, c'è qualcosa di meglio nella realtà?" Risposta: "no".

Vendola va bene per i circoli radical-chic. Altri soggetti non esistono. In forno c'era Migliore, ma il Pd l'ha acquisito. (A mo' di Juventus verso il calciatore emergente: lo prende non tanto perché serve agli schemi tattici bensì per toglierlo agli avversari). 

Potrei continuare con esempi meno famosi, quindi molto sfumati. Landini è un personaggio che funziona. Buca il teleschermo. Non ha scheletri. Non ha paura. Ha il giusto grado di rabbia e rivendicazionismo per tacitare altri urlatori come Grillo e Salvini. Ha un pacchetto certo: i voti del sindacato come dicevo prima. Non solo. Può ciucciarsi anche i voti del quasi quattro per cento preso da Ingroia. Sono i radical chic un po' più seri, mediamente incazzati, mediamente benestanti, mediamente insofferenti. Quei voti può prenderseli tutti.

Fatto questo, fatti i conti. Siamo in quota dieci per cento. "Che ci fai?" La speranza è tirare a sinistra il Pd, nuova Dc, in un contesto però totalmente smobilitato da chiusure a destra (vecchio Msi) o a sinistra (vecchio Pci). Diversamente da come avveniva nella Dc tanto da renderla partito-stato. Il teorema consiste nel Pd che può liberamente scegliere di andare a sinistra o a destra a seconda delle tendenze elettorali, relegando i contestatori che oggi sono il Movimento Cinque Stelle fuori le mura del dibattito concreto.

"Ma tutto questo per fare cosa?". Esprimere quel che in politica non si esprime più: la rappresentanza. Oggi la corsa consiste nel tentativo disperato della "rincorsa allo sgabello rosso". (Citazione colta. L'espressione fu di Palmiro Togliatti nei confronti del Psi che nel '62 si apprestava ad avere un ruolo di governo con la Dc). Il partito di Landini potrebbe rinunciare a questa rincorsa se non ci sono garanzie. Quello che chiede è di esistere. Consentire all'elettorato incazzato, ma politicizzato, pan-sindacalista - nel senso rivendicazionista ed egualitarista ma non massimalista - di esistere. 

Esistere per non consentire che certe scelte arrivino senza danni per chi le fa. Esistere per fare in modo che chi lavora non sia costretto a votare un partito (il Pd) che lavora contro i suoi interessi. E votarlo, il Pd, perché non c'è di meglio da votare. Esistere perché bisogna occuparlo questo spazio, perché un'eredità consegnata dalla storia non vada perduta. Esistere perché le fasi attuali anche se sembrano irrevocabili sono soggette a dissolversi per dare spazio a nuove fasi, in cui bisogna esserci e contare. Se, del caso, comandare e dominare. Tutto questo è il minimo che i lavoratori possono chiedere a loro stessi perché domani non possano essere annoverati come causa stessa della loro cancellazione nell'agenda politica. 

Come in una tragedia di Eschilo il fato e le responsabilità coincidono.  C'è un rapporto tra l'ineluttabilità del destino e la responsabilità dell'individuo. Lo stesso individuo massa che non potrà mai accettare di essere cancellato in forza di una classe dominante mostruosamente più forte. Almeno non prima di combattere fino alla fine. Il mito di Prometeo continua.