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17 maggio - idee in libertà
Contro Scalfari
Dal punto di vista del lettore, meglio la pensione anticipata anche se immeritata, che l'eterna riproposizione di tanta prosopopea


Si guarda con preoccupazione alla crisi di vendita dei quotidiani. Ci deve pur essere un perché. Calo nelle edicole a cui non fanno riscontro le forme di abbonamento attraverso internet. Né sono consolatorie le risposte per cui la domanda di informazione è in definitiva soddisfatta in ogni dove tecnologico: radio, televisione, internet. Si guarda allora con preoccupazione alla decadenza del livello di vigilanza del senso critico della società italiana. Ne sono esempio, oggi 17 maggio, due editoriali di Ernesto Galli della Loggia e di Eugenio Scalfari. La noia che pervade nel leggerli deve essere seconda solamente al senso di antiquato illuminismo. I due personaggi – guest star del nostro sistema dell'informazione critica, rispettivamente per il Corriere di via Solferino da Milano e La Repubblica da Roma – pontificano sul disfacimento dei nostri costumi accostandoli a Guicciardini piuttosto che a Machiavelli, lamentano l'inesistenza di un senso di appartenenza all'idea di comunità, paventano nel talk show il sostituto dell'approfondimento nell'informazione, vedono ovunque superficialità e pressapochismo. Si eviterà di chiedere conto dei pulpiti. I due soggetti non sono mai stati alfieri di nuove tendenze, non hanno mai fatto bene ai personaggi supportati politicamente, hanno eternamente ciriolato sull'esistente con quella visione da spocchiosi borghesi illuminati. Questo atteggiamento era consentito negli anni Settanta dove il dibattito aveva una sua costruzione più forte laddove trovava maggiori interlocutori. Era un mondo che pullulava di voci, spesso controverse anche con loro stesse. Ora quel mondo non esiste più. Oggi il cittadino è assediato dall'informazione per cui è disinformato chi non vuole essere informato. Quindi chi non ha idee sull'attualità è chi si disoccupa di averne. Nessuno ha più bisogno di un astrolabio di riferimento per navigare nel mare delle idee correnti. Loro invece pensano ancora, non solo che sussista questo bisogno, ma di essere le stelle per i naviganti di oggi. Non si accorgono che in questi quaranta anni di Storia sono stati sorpassati prima dai vari Sgarbi e D'Agostino, pronti a dare brillantezza sensazionalistica alle loro opinioni cariche di radicalità, poi sono stati schiantati dai neo-radicalismi che arrivano da ambienti tra i più variegati tra loro.

L'industria: Marchionne fa più opinione orienta e soprattutto fa discutere veramente.

La manifattura: Della Valle, ogni sua dichiarazione apre il dibattito.

Le tendenze giovanili: Fedez, le sue versioni del mondo, sebbene risibili concettualmente, hanno grande presa.

I comici: Beppe Grillo e Crozza, il primo diventa un soggetto politico vero e proprio, il secondo di fatto è uno dei più seguiti editorialisti italiani.

Gli sportivi: Conte e Mourinho, in modo completamente diverso offrono un'idea vincente sotto ogni punto di vista.

La lista potrebbe continuare. Forse i signori del pensiero vulgato si sentono sorpassati da nuovi protagonisti che non hanno studiato per fare “uncinetto delle opinioni”. Lo accettino. Non è dimostrato che il loro esempio abbia portato granché.

Ma l'atteggiamento fondamentale anti-illuminista è quello di pensare innanzitutto al pubblico dei loro lettori e farsi loro stessi lettori. Lettori e basta. Non gli eletti.