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03 dicembre - dall'unità all'elementarità
Big data, la vittoria di Hume
Un rovesciamento non solo degli usi ma di sistemi cognitivi. Cambia il modo in cui il senso comune percepisce il mondo


Il principio di causa ha contraddistinto il senso comune dall'Età Moderna. Isaac Newton e Immanuel Kant i principali propagatori di questa forma di pensiero. Contro il meccanicismo, il ricorrere al principio di causalità, il genio scozzese David Hume opponeva che non era importante stabilire una connessione di tipo azione-reazione tra eventi, quanto garantire la loro correlazione. Una volta stabilito il contatto tra due eventi avevamo le informazioni che necessitano al progresso del sapere. Tanto che, in due fenomeni concatenati tra loro, stabilire un principio e un necessario susseguirsi non dava evidenza alla spiegazione causalistica. Doveva esser sufficiente l'abitudine a percepirli come correlati. Il mondo in senso meccanicistico ci avrebbe portato ben presto allo scacco e avrebbe comportato più frustrazioni che autentiche conoscenze in scienza. Eppure dovette arrivare il successo della Critica della Ragion Pura di Kant per relegare questi convincimenti ad astrazioni snobistiche.

IL meccanicismo avrebbe avuto un grande primo successo nell'evoluzione delle conoscenze scientifiche. Fino a qualche temperamento determinato dalla rivoluzione di Einstein che però ne salvaguardava l'impianto fondamentale. La stessa opera di Ernst Mach, il meccanicismo nel suo sviluppo storico critico, in verità di concentrava più sulla fondatezza dei fenomeni che sulle determinazioni causanti tra di loro.

In epistemologia il dibattito è imperversato ma nulla che servisse a detronizzare la centralità del principio di causa. Lo stesso modo di intendere di Aristotele dava questa accezione una visione significazionale più ampia puntando sulla sua affermazione in modo sempre più convinto. Causa efficiente, causa finale, causa materiale e causa formale hanno costituito i pilastri del pensiero occidentale.

Non poteva esser sufficiente un nuovo pensiero per dare scacco a questa cognizione. C'è bisogno di un sistema di funzionamento nell'economica che cambia i comportamenti e il comune intendere. Ed è con l'ingresso di big data che a breve avremo questa evidenza.

L'ingresso della metodica di big data nei sistemi operativi presto coinvolgerà comportamenti e attività vere e proprie, fino ad arrivare a modificare il modo stesso di percepire il mondo. (Sì, perché in questa visione dovrebbe essere emendata anche l'impostazione per cui c'è un continua relazione tra essere esistente e dimensioni di sua appartenenza che ne convalidano costantemente il suo essere).

Nessuno di noi è estromesso dal suo perdersi nell'immenso volume di dati. Ciascuno esiste in virtù dell'associarsi, e dell'essere quindi attraversato, da una miriade di dati.

Il mondo è l'immensità di dati. E non è importante tanto stabilirne la quantità. Decisivo saperli leggere. Tuttalpiù ad entrare in campo sono le nostre esigenze di utilizzatori finali di beni e servizi. (Di qui l'ingresso della polemica per cui ogni esistente si riduce in effetti a un consumatore oppure ad un oggetto di consumo).

Come dice Viktor Mayer Schonberg i big data sono una nuova mentalità.

E insiste: sono proprio gli uomini che stanno perdendo il vizio di ragionare in termini di causa-effetto. Fondamentale è solo la relazione tra elementi. IL passaggio non è più tra l'unità e il molteplice ma tra molteplici indistinti. L'analisi non è di sistema nei confronti di una struttura, anche se elementare. L'analisi guarda sempre a piccoli elementi, e non serve abbiano garanzia di essere atomi: unità indivise. Questi elementi debbono costituirsi in dati ordinati. La facilità consiste nel comporre e scomporre facilmente questo ordine. 

La ragion d'essere dei big data non si sofferma sulla tecnologia. Apre il versante ad un nuovo modo di operare. 

Un primo dato che dobbiamo considerare come materiale, ovvio, costitutivo del nuovo sistema di produrre e consumare, consiste nella trasformazione del nostro ordinario sistema di vita: le auto, i trasporti, i parcheggi, le proposte commerciali, le economie su larga scala dei sistemi di consumo. Una risposta concreta anche ai problemi di inquinamento delle grandi città. 

Ma il dato fondamentale consiste nel cambiamento di sistema funzionale. Grande mole di dati messi insieme in modo caotico riescono a trovare modalità di lettura utile attraverso algoritmi. La comprensione del mondo si è finora sempre basata sulla lettura della realtà. E la realtà deve esser ricondotta a termini rilevanti, cospicui e limitati nella sua quantità - pena rendere illeggibile la realtà stessa. Arrivare a questa selezione nel molteplice è possibile attraverso un apriori - categorie fondanti che si pongono come formative e regolative. Con l'avvento della semiotica sarebbero diventate denotative e connotative. Tutto questo oggi non c'è più. 

Chiaro è che necessita un ripensamento completo della visione del mondo. Quindi come siamo inseriti nel mondo, come siamo mondo, come si muove il nostro sistema del com-prendere. La rinuncia alla ricerca causale, quindi, si traduce nella sua sconfessione e nel rilevamento della sua inutilità. Stare al mondo significa stare in correlazione tra le cose del mondo. Comprendere significa mettere in correlazione. Un pensiero che sempre meno si fonda su oggetti da comprendere e sempre più su predicazioni attraverso le quali gli oggetti cambiano dimensione, struttura, utilizzo, ragion d'essere. 

Il pensiero causalistico diviene un lusso che non possiamo più permetterci. Oppure un canale di approdo attraverso la tempesta di dati messa in ordine con algoritmi studiati appositamente per saper leggere i dati. Ed è così che si capiscono alcune funzioni vitali e si arriva prontamente a comprendere una patologia. D'altra parte, a livello analitico, può consistere nella perdita di potere del medico. Non è più lui a fare la diagnosi, a leggere i dati, bensì l'analista. Al medico l'onere di operare sulla disamina di una valanga di nozioni messe in ordine da un sistema di lettura superiore elaborato grazie ai big data

D'altra parte, l'egida dei dati soverchia il modo di pensare le stesse relazioni. Moglie o marito, fidanzati o amanti si leggono tra di loro attraverso i dati che riescono a ricomporre o a destrutturare. IL pericolo in effetti consiste nella perdita dell'emozionalità. Ma anche qui il modo di pensare causalistico non offriva maggiori spazi al pensiero poetante. 

Un altro pericolo per la tradizione del pensiero occidentale consiste nella sospensione di ogni etiologia. Il perché interrogativo è totalmente abolito. AL suo posto c'è la presa d'atto delle situazioni così come sono, o meglio, così come riusciamo a leggerle, ancor meglio che percepirle. Una dimensione che postula l'accettazione dell'esistente e scoraggia ogni progetto basato sulla mancanze di risposte - visto che le domande autentiche, sensatamente, non possono più esser poste.

Ma su questo, come sempre, l'umanità dovrà attrezzarsi per le contromisure. Innanzitutto prenderlo il vantaggio senza dimenticare le situazioni compensative.