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11 aprile - mafia
Saviano e i messaggi sotto traccia
Il silenzio e il rumore, categorie oppositive ma identiche del mezzo televisivo che non riuscendo a trovare contenuti se li inventa


In un intervento pubblico nella trasmissione Tv Talk su Rai tre trasmessa sabato, 9 aprile, Roberto Saviano dà la sua spiegazione dell'intervista al figlio di Totò Riina.

Secondo Saviano l'intervista sarebbe finalizzata a dare un messaggio al resto delle bande mafiose e alla magistratura.

Ai mafiosi si dice che il loro sistema di mafia è diverso, prende dalle origini ed ha una base antropologica doc per cui tra di loro non c'è il luogo del pentimento.

Ai magistrati si chiederebbe di uscire dal regime della detenzione del 41bis.

Questa di Saviano riprende la semiosi di Umberto Eco nella lettura del romanzo IL padrino per cui il sistema superiore era quello dotato di comunicazione in grado di comprendere i segni e saperli interpretare con maggiore destrezza. Una bella lettura, quella. Ma di un romanzo. La mafia, come dice Woody Allen, non ha spese di cancelleria e forse è per questo che il suo sistema economico funziona meglio di altri. Ed è per questo che si differenzia sostanzialmente da altri sistemi di potere che pongono tutto sulla sopraffazione. In luogo delle parole loro hanno le pallottole e gli esplosivi. Sono questi i sistemi di comunicazione. Non le parole e i messaggi. Ora, pensare al figlio di Riina con la doppiezza di mandare due messaggi cifrati, rispettivamente, uno ai magistrati e l'altro ai mafiosi, la trovo risibile come argomentazione. Ai magistrati chiederebbero un trattamento che superi il 41bis. Questo si fa con atti legali, non con interviste in tv. E poi. loro, i mafiosi vecchia maniera, cosa darebbero in cambio? Dire che lo sono sempre più mafiosi e non si pentono? Mah! Mi appare un po' pochino. E agli altri mafiosi cosa direbbero? Noi siamo un altra cosa, siamo un'altra generazione. E loro lo sanno benissimo. Lo sanno tantopiù che i Riina, pare, sembra, i bene informati dicono, siano in ribasso di potere, credibilità, influenza tra i clan di mafia. (Non capisco bene come si stilino queste classifiche, da qualche parte dovrebbe uscir fuori un borsino. Non so). In sostanza, si vuole buttare fango su un servizio giornalistico che fa invidia a molti insistendo sul fatto che è stato fatto un favore a una branca della mafia offrendosi come megafono. Sempre per il sistema di comunicazione che si sono scelti i mafiosi non c'è bisogno di altoparlanti. Sono le stesse azioni, quando decidono di esserlo, che lo sono. Ma tutto questo un grande esperto di sistemi criminali organizzati non lo sa? Mah!