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08 dicembre - Greg Lake
There no end to my life
... No beginning to my death. Death is life


IL sapore bohémien del verso col quale si conclude suite di Pictures at an Exhibition non vuole essere propalatore della vita di artista. Né rappresenta appieno il suo stile. In ricordo di Greg Lake che cantava il verso giunge come ennesimo richiamo all'eternità dell'arte quando è vera e alla verità che riesce ad esprimere quando è arte. Così spera di essere ricordato l'artista. Per sempre.
Francamente è però difficile che questo accada anche per Greg Lake. Non ha goduto della notorietà di tanti altri musicisti della sua generazione: quelli che hanno segnato pagine indimenticabili nella storia della musica che fu protagonista della propria generazione ed è oggi chiamata al vaglio delle generazioni future. Probabilmente Greg Lake rimarrà segnato a quelli del suo tempo. Ma a maggior ragione, nel giorno della sua scomparsa, è giusto ricordarlo per il grande artista che è stato. 
Difficile prevedere cosa resterà dell'opera di Lake. Il suo nome è imprescindibilmente legato a quello dei suoi compagni di viaggio: Robert Fripp con i King Crimson, Keith Emerson con gli Emerson Lake & Palmer. Questi due ultimi sicuramente leader. Ma Greg Lake firmò con loro i brani che rimarranno indelebili nella loro storia musicale. Il capolavoro In The Court of the Crimson King coi King Crimson (ma anche In the Wake of Poseidon), i brani più rappresentativi dei primi quattro dischi degli Emerson Lake & Palmer. Specialmente di questi ultimi, difficile capire cosa resterà di loro. Oggi sappiamo che a quarantacinque anni dalla nascita del supergruppo, di tante trovate sonore, musicali che fondevano il rock al jazz e al classico, rimane una ballata: Lucky Man, suonata alla chitarra acustica da Lake e da lui cantata con finale memorabile di improvvisazione al moog di Emerson. Dopo, però. Dopo che il brano è stato cantato e suonato. Dopo che il melos ha avuto tutto il suo dispiegamento. Ed è forse questo l'emblema della loro produzione. Intendiamoci. Accanto a questi Lake i suoi compagni di viaggio possono sicuramente vantare titoli e brani storici. Ma resterà inciso effettivamente come materiale indelebile negli anni i brani firmati principalmente da Lake: 21st Century Schizoid Man coi King Crimson e Lucky Man con Emerson Lake & Palmer. Scritti nell'arco di due anni: 1968, 1970.
Questa premessa per dire che il lascito di un musicista non sempre attiene strettamente alle sue composizioni, bensì - in alcuni casi speciali - soprattutto al tappeto sonoro creato, alla atmosfera musicale che ha consentito ad altri musicisti di spiccare il volo, alla capacità di contribuire a dare la colonna sonora di un'epoca. E sicuramente Greg Lake l'ha data. Anche se il suo nome e cognome non potrà mai essere paragonato a Lennon. McCartney o a Bob Dylan.
IL segmento di percezione nel quale si inserisce Greg Lake non è semplicemente quello della produzione artistica in quanto tale - c'è sicuramente anche quella e di rilevantissima importanza. Ma anche e soprattutto per la capacità di trovare nuove latitudini al rock, al melodico, fondendole insieme. Fu insieme l'inventore del cosiddetto rock romantico, ma anche uno chansonnier, così come un epigono di Bob Dylan a cui ciascuno deve qualcosa. Ma ascoltando i suoi ricordi, nelle serate di presentazione del suo libro, Lake amava ricordare innanzitutto Elvis Presley. "Dopo di lui nulla poté rimanere lo stesso in musica" - disse nell'incontro a Roma. Quasi presago della fine incipiente amava proporre oltre la sua musica, anche l'imprinting della sua generazione che arrivò dopo che la grandezza vera era stata già celebrata.
IN questo atteggiamento un comportamento nuovo per l'artista dei nostri tempi che si fa storico della sua epoca, oltre che portatore di contenuti. Greg Lake capiva che la sua arte non poteva bastare a sé stessa. Non era nulla se non inserita in un'atmosfera di suggestioni più grande. E ciò non davvero per un difetto di personalità, semmai per un eccesso di talento. La capacità di fare un passo indietro per consentire agli altri di crescere e sviluppare contenuti e nuove sonorità. In tal senso fu leader. Era palpabile la sua forte presenza in concerto. Lì, si capiva veramente che quel bassista ridotto alle quattro corde - piuttosto che la chitarra acustica che suonava con grande maestria - era sempre per consentire - in questo caso Robert Fripp - di utilizzarla al meglio.
Ma il suo carattere non era quello di un francescano. Seppe difendere gli amici con i quali condivideva un progetto artistico portandoli alle vette e facendosene mentore - vedi Keith Emerson. Un aneddoto lo vede difendere il suo amico tastierista che subisce lo scetticismo arrogante del grande-maestro-compositore Bernstein sul piano-concerto di Emerson. Risponde al grande maestro di orchestra di tornarsene nel suo mondo se non era convinto di quel che ascoltava. Greg Lake si fa produttore del suo celebre trio dandogli piena libertà compositiva, ma non riceve altrettanta riconoscenza in termini di quantità e qualità produttiva. La Manticore chiude e lui non finisce benissimo in termini economici.
Ma tutte queste sono parole al vento che cercano di riportare il musicista a un protagonismo al quale probabilmente aveva rinunciato già nel pieno dei suoi anni.
Rimarrà un grande e noi non smetteremo mai di ascoltarlo. E quando il disco sarà finito. Lo faremo ripartire. From the beginning. (Anche lì: chitarra classica, voce e finale assolo alla chitarra elettrica e moog. Finale! L'incipit è sempre e solo di Lake).