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28 gennaio - Brexit
L’insostenibile debolezza dell’uomo forte
Secondo i sondaggi gli italiani vogliono la mascella volitiva al comando


L’argomento è il vuoto. Questo oggi c'è. IL vuoto. E allora l'illusione consiste nel colmarlo in un colpo solo. Con un uomo solo. Quindi mi chiedo chi è lo scemo. Quello che ritiene di essere questo uomo (in molti) oppure i molti che pensano di unirsi alla volontà di uno. 
L'ipotesi di lavoro, oggi, è quella di cavalcare l'anti-sistema (Brexit, Trump ...). Come se l'antisistema possa esser messo a sistema.

Se l’argomento è il vuoto il quesito è il motivo del vuoto. Ma ancora prima, la prova dell’esistenza del vuoto. Ma col conosciuto paradosso eleatico: se si predica il nulla, si asserisce l’esistenza di qualcosa di più forte. Il nulla, appunto.

Quindi il nulla non può essere dimostrato. Semmai consiste in un sentimento avvertito che si rileva attraverso una serie di sottrazioni che arrivano al punto di chiedersi se ancora sussista l’oggetto primario: il governo della città, il governo del paese, il governo delle grandi strategie della Terra.

IL governo della città ha le evidenze nelle non decisioni, nelle decisioni solo annunciate, nelle decisioni sbagliate e contro legge, negli avvisi di garanzia e nella possibilità di incriminazione – al momento in cui si scrive – del sindaco di Roma.

Il governo del paese è stato annullato dal verdetto del referendum e dalla sentenza della Consulta che ha demolito la riforma del sistema elettorale. Del succo riformista di quel governo Renzi che doveva traghettare al nuovo non rimane quindi alcunché. È lo stesso sindaco di Bari, Michele Emiliano, a dirlo.

Il governo delle grandi strategie della Terra, anche, procede per cancellazioni. 1) La Brexit. 2) il muro di confine che dovrebbe essere eretto tra Stati Uniti e Messico per fermare le immigrazioni. 3) IL governo dell’Unione europea che delimita l’autonomia degli stati nazionali ricomponendoli a grandi logiche di bilancio e ne annulla la capacità di costruire il nuovo.

Nuove forme aggregative come Podemos e Syriza hanno trovato risultati deludenti. La destra che appare vincente in Europa, si rafforza più per arginare, combattere, annullare tendenze prevalenti (immigrazione e mancanza di sovranità nazionale) che per costruire il nuovo.

Ma la fine della politica - quindi la fine della vocazione degli uomini a governarsi attraverso prospettive condivise - appare tanto più inevitabile con la sola affermazione di grandi logiche determinanti, nel tessuto sociale. (La crisi finanziaria di una banca, la chiusura di una grande azienda o la sua delocalizzazione con gli effetti di molti lavoratori disoccupati, determina devi vuoti ai quali la politica non può far assai poco in termini di affermazione di nuove prospettive in grado di creare nuova occupazione).

Lo spazio di manovra della gestione della cosa pubblica si è trasformato in qualcosa di risibile nel mondo reale.

La società non sentendosi governata guarda con speranza a una capacità di decidere uscendo così dalle secche della dialettica politica. Nasce così l’uomo forte. Nasce la speranza. Nasce l’illusione di una volontà forte deterministica. E poco importa se presumibilmente a rimanere intaccata è l’agibilità democratica del sistema di vita. L’importante è che l’esistenza trovi le condizioni elementari della sua sussistenza. La pia illusione deve essere sperimentata per rilevarsi tale. Nel frattempo, una menzogna confortante che dà conferme alla propria insofferenza è considerata maggiormente credibile dell’imbonimento di numeri, analisi, prospettive.

L’unico conforto allora è nella possibilità di esprimerla la propria rabbia. Come se l’espressione fosse indice di libertà.