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16 febbraio - teatro
Donne in cerca di guai
La riproposizione de Le Baccanti di Euripide propone corpi senza sensualità, morte senza vita, pazzia senza follia


Cosa interessa al pubblico del terzo millennio la storia di un dio che si impossessa dello spirito di una città portando le donne a fuggire e darsi al piacere? Lo stesso interesse delle poleis del quarto secolo avanti Cristo, se la narrazione esalta il trascendente che c’è nello stato di deprivazione umana, nella perdita di sé. E infatti bisogna aspettare che il dio esca dalla città, che consumi la sua vendetta sugli uomini che non l’hanno riconosciuto tale, perché le cose si ricompongano a Tebe. Tutto ciò si configura come allegoria sull’autorità che ha bisogno di trovare il suo ri-conoscimento per conoscere sé stessa. Il gioco del non riconoscimento, della lotta, in cui gli uomini inevitabilmente soccombono, riguarda la categoria del maschile. Da ciò ne derivano conseguenze ancora più disastrose, che è la categoria del maschile a provocare. Ma è anche la rappresentanza del maschile come genere umano a pagare. 

Sia ben chiaro! Ma la divaricazione tra la follia – intesa nel senso romantico del disarcionarsi dai rigori morali e comportamentali – e la normalità non può ridursi al conflitto tra il femmineo e il maschile. (Semmai fa parte di ciascuno di noi con la componente del femminile e maschile presente in ciascuno di noi). Questo vorrebbe dirci la rappresentazione al Del Vascello a Roma il 15 febbraio. Nello spirito greco la follia assurge a categoria indefinibile del divino:  … “ poiché un dio era dato in ostaggio a una dea, Era. E così inventarono la storia “ (Tiresia).  

L’opera di Euripide narra la follia esaltante del dio bacchico. Ha anche il risvolto della pazzia omicida che fa perpetrare un altro omicidio del figlio da parte della madre nella drammaturgia della grecità.

Ma nelle Baccanti c’è la rivalità tra sapienza e saggezza. Le diverse eticità prospettate contrastano con l’esistenza reale: breve è la vita, chi insegue troppo grandi destini non gode il momento presente”. In effetti la proiezione fortemente vitalistica non può che essere interpretata da donne. Ma è anche vero che se se gli esiti sortiscono lo stesso senso di morte, il dio Dioniso non può essere eretto a modello. Forse in questo consiste la sua sconfitta presso gli uomini. La razionalità ci unisce l’irrazionalità ci divide. Ma la vita razionale non sarebbe vivibile se non pervasa da follia. Ed è dell’umanità - quindi degli uomini e delle donne - il governo delle pulsioni e la loro liberazione.

Elementi tematici che legano l’antico al nuovo, le poleis del quinto secolo avanti Cristo al mondo globalizzato. Ben altro da seminudità cornute della rappresentazione teatrale de Le Baccanti di Euripide, bandita nella stagione 2017.