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13 maggio - cronaca
In difesa di Maria Elena Boschi
Impeachment basato sul nulla, la scrittura di un cronista che non indica fonti, circostanze, situazioni raffrontabili


Se l’ex amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, parlasse cadrebbe il castello di difesa di Maria Elena Boschi. L’impianto accusatorio sul ministro del governo Renzi è basato su questa paura. Ma Ghizzoni non ha parlato. Quindi la Boschi è innocente. Ma questa motivazione appare ancora insufficiente perché basata sulla circostanza, non sulla tenuta nel tempo. E allora l’impianto accusatorio resta in piedi per la testimonianza di un cronista autorevole, Ferruccio De Bortoli. Non so come si sia guadagnata questa credibilità. Non ho mai letto nulla che abbia cambiato di un millimetro il corso dei fatti, da parte di Ferruccio De Bortoli. Me lo ricordo debolissimo con Berlusconi in tempi in cui prove fattuali lo davano come sultano che ospitava in casa sua minorenni. Laddove parte d’Italia invocava alle sue dimissioni e l’altra rivendicava la riservatezza dell’essere presso la sua casa, per tanto inviolabile, Ferruccio De Bortoli nella trasmissione Porta a Porta esortava ad un comportamento più accorto. Altri colpi giornalistici nella storia di De Bortoli non se ne ricordano. Argomenti, si intende, di cui non abbiano parlato contemporaneamente tutti gli altri giornali d’Italia. Nessuno si chiede come mai De Bortoli non abbia affidato la sua verità segreta ad un grande giornale. Non lo avrebbero ospitato per questa grande verità? Non la ritenevano una grande verità? Ha deciso di capitalizzare il profitto di questa rivelazione segreta tutta per lui? Fatto sta che le ipotesi da cui si deve partire sono due. Maria Elena Boschi nella sua posizione di governo ha esercitato una pressione per salvare la banca dove lavora il padre oppure non l’ha fatto. Nella prima ipotesi le si può contestare l’inopportunità della sua figura in questa trattativa, ma non la sua funzione di governo, avendo il governo della repubblica salvato altre banche, Alitalia e tutte le altre grande imprese che facevano acqua. (Semmai l’obiezione storica è nel non poterlo fare con una miriade di imprese medie e piccole che si trovano in condizioni critiche ma con meno responsabilità oggettive). Entrare nel merito della possibilità di evitare la bancarotta ad un esercizio di credito ritengo sia doveroso per un governo. Chi analizza la situazione nello specifico può dare responsi positivi o negativi. E in tal senso la consulenza dell’ex amministratore delegato di Unicredit. IL problema qui sarebbe se con metodi illeciti un rappresentante del governo abbia indotto l’amministratore delegato a dare questo parere favorevole. Ma questo è un ambito di analisi verso il quale non ci si addentra. Si resta sulla scrittura di un giornalista che giustamente non dice da chi ha avuto le informazioni che scrive, ma che per averle date senza riscontri oggettivi, potrebbe anche averle inventate. Un dibattito che rimane appeso al presumibile non è un dibattito, ma un’esercitazione di stile. Un gossip, un parlare per occupare il tempo e tenere sulla graticola l’oggetto del dibattito: la figura del ministro Maria Elena Boschi. Ed è questa figurina che non è mai piaciuta al paese. Ed è il perché di questo dovrebbe chiedersi Maria Elena Boschi e dovremmo chiederci.