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22 maggio - vaccini
Contro i vaccini, ecco il neo oscurantismo
I nuovi untori che preferiscono si espanda la peste rischiano però di evidenziare un vulnus etico che il diritto non riesce e non può sanare


Le motivazioni che avversano le vaccinazioni muovono da un sentimento di sfiducia verso il mondo della tecnica. Lo Stato in tal senso sarebbe puro notaio e portatore di interessi dei grandi della farmaceutica. - Intendiamoci. Chi scrive pensa fortemente che i vaccini debbano esser garantiti a tutti, che i vaccini siano uno delle più grandi passi avanti fatti dalla Medicina. Forse uno dei veri passi avanti. Detto questo però si deve rilevare una tendenza fortemente crescente nel nostro tempo. ( Con ciò si intende dire che il diritto a non vaccinarsi tocca nodi problematici che attengono alla dimensione delle libertà individuali e non può esser preso alla leggera ). E cioè, la definizione in negativo della libertà: la libertà che finisce dove iniziano quelle degli altri. (Definizione che però non definisce ancora cos'è la libertà). In tal senso si attiene a questo tema. Chiunque può pensare quel che vuole, anche decidere di suicidarsi, ma non può trasmettere o coinvolgere altri che non abbiano deciso di adottare questo comportamento. Benissimo. D'altra parte però la volontà a perseguire un comportamento deve esser affermata in dimensioni non vincolanti. Ma è anche vero che ogni società impone dei vincoli. (Non posso uscire nudo di casa anche se fa caldo, non posso orinare o defecare se ne ho voglia per strada solo perché ho un rapporto libero col mio corpo e svincolato da ogni delimitazione comportamentale, non posso gettarmi sopra una donna non consenziente per amarla ...). Ma questi vincoli non attengono alla sfera della delimitazione delle pulsioni per un corretto coesistere. Questa limitazione attiene a un convincimento di natura etica. La società non dovrebbe impedirmi di affermare la dimensione dell'eticità che nasce dalla soggettiva selezione di contenuti intellettuali. L'affermazione della libertà su presupposti etici nel nostro modello mi consente di vestire come voglio, di parlare come voglio, di condurre la mia vita come voglio e questo vale anche per i convincimenti politici. Posso ritenere giusta la ricetta di governo che personalmente ritengo idonea e professarne la bontà, anche se la stragrande maggioranza delle persone la ritengono insensata, pazza e assurda. Perché questo non può valere anche per i vaccini? Come siamo sicuri che non si tratti di coercizione ad adottare comportamenti omologanti? La risposta la sappiamo: non vaccinarsi implica contribuire a diffondere la malattia anche presso persone prossime a vaccinarsi. Quindi in tal senso lesiva. Ma se anche una sola presupposizione conoscitiva del dato contraddice questa cognizione diffusa, come può essere affermato questo comportamento a diritto per ciascuno? Siamo in un chiaro caso in cui etica contrasta col sapere. Anche perché il fatto che il sapere sia plurimo porta al moltiplicarsi anche della conduzione etica. Il giusto è sempre in base a quel che si sa e quel che si sa non ha il crisma dell'unità incontrovertibile. Ma il problema dei problemi consiste che nessun ordinamento giuridico potrà mai riuscire a dirimere questa differenza presente nell'eticità. Può solo affermare d'imperio la verità dell'uno o dell'altro. (Attenzione,  poco importa che una di queste verità abbia il suffragio di ricerche molto più consolidate. E' chiaro che queste verità sono fondate comunque sul sapere. Ma è vero anche che i diversi saperi attengono a un sentimento che va al di là di quel che si conosce o è possibile conoscere). Quindi il dilemma rimanda ad una proiezione teologica: l'esistenza della verità ma l'impossibilità di conoscerla. Ripercorrendo il discorso: in questo caso non stiamo parlando di una libertà che riguarda un comportamento oggettivo. Come nell'esempio esistono comportamenti censurati dal vivere sociale per convenzione. Ne esistono di comportamenti da censurare perché oggettivamente lesivi! - se suono la musica ad alto volume fino a notte è chiaro che disturbo oggettivamente e non posso appellarmi al mio diritto di farlo in affermazione alla mia libertà. Ma qui stiamo parlando di un comportamento che attiene ad elementi di conoscenza oggettiva. Chi decide di non vaccinarsi - e fa male - proporrebbe questo comportamento a tutti perché le sue conoscenze lo portano a dire questo. (Oppure no, ritiene un comportamento giusto e adeguato ma nella sfera della sua singolarità perché singolare è questo tipo di richiamo alla diversa scelta etica). E poco importa che le conoscenze sono anteposte all'immensità di conoscenze di cui è conformato il nostro sapere. In questo caso non può valere e non vale la motivazione per cui si toglie la libertà all'altro, perché questo non avviene e questo non è - secondo chi adotta il comportamento di non vaccinarsi. Quindi è vero che lo Stato e il governo che ne è espressione compiono un atto di imperio che è limitativo per la libertà. Perché anche se certo dei convincimenti del corretto agire coi vaccini, non potrà mai dimostrare sul piano oggettivo questo assunto. Dobbiamo accettare il livello di coercizione come necessario.