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03 maggio - film
L’oro di Berlusconi
La ricchezza di Lui siamo noi, quelli che lo ammirano, lo vezzeggiano, lo erigono a modello, anche se nel film di Sorrentino appare in modo malinconico e crepuscolare


Ci siamo sempre occupati di "Lui". L’ennesima operazione filmica stavolta si dedica a come lui vede noi: dei poveretti che lo braccano per avvicinarlo e che si mostrano per uno spicchio di gloria dal novello divino. La prima parte del film di Sorrentino – Loro I – conferma la linea estetizzante tipica dei suoi film. La proiezione tutta sul particolare, sul seducente, sulla fotografia, sul bello stereotipato, sul bello che non seduce, ma comunque attrae gli occhi, non i sensi. E via con una piscina di donne giovani, belle, nude, protese nell’operazione di seduzione del seduttore. IL personaggio macchiettistico, vero protagonista,(interpretato da Riccardo Scamarcio), la sua improbabile compagna (Euridice Axen), l’avvenente Kasia Smutniak che ha ideato la messa in scena, una Veronica Lario annoiata e da riconquistare (Elena Sofia Ricci). Infine "Lui", come tutti lo chiamano. Perché, come recita il comandamento, non nominare il suo nome invano. Ma scendendo il comandamento dice anche che non avrai altro “nume” all’infuori che “Lui”. IL “ministro” (Fabrizio Bentivoglio) meschino che si sottrae al comando cade negli inferi della sua noncuranza.

La trama è tutto qui.

Come dire che il berlusconismo esiste senza Berlusconi. E che dovremmo occuparci dei ‘berluscones’ come atto di pietà e interesse estetico oltre che scientifico. Lui, visto da vicino, appare come poco più di un guitto da palcoscenico, come un personaggio da melodramma confinato nella prigione dorata della villa di Sardegna.  

Deluso chi si aspetta analisi, evidenza del conflitto, denuncia sociale, riscrittura della Storia.

Tanta fotografia, tanta fica, tanto bello e facile, talmente facile, da sentirlo improbabile.