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02 marzo - Estetica
Slowly
IL 27 febbraio, giornata mondiale della lentezza


La lentezza è un valore rivoluzionario in un modello sociale dove parole guida come “crescita”, “efficienza”, “produttività”, velocità”, “prontezza”… sono il moloch sul quale si incentra il modello esistenziale “vincente” – tanto per annoverare un’altra parola guida-totem dei nostri tempi. Qual è il motivo per andare controtendenza? Può essere sufficiente l’argomentazione che rifiuta l’aggressività di questi valori guida? Può essere messa in piedi un’etica contro lo snaturamento della società contemporanea? Un nuovo decalogo contro il capitalismo non funzionerebbe così come non hanno funzionato modelli alternativi conformi al modello di natura. No. Quello della lentezza è un vero e proprio modello esistenziale che porta con sé scelte, comportamenti, abitudini e attitudini verso le quali la realtà dovrà conformarsi. (Non l’inverso per cui ogni stile di vita deve aggredire o rispondere ai diktat delle cose concrete). Lentezza è dare un ruolo alla contemplazione. Lentezza è non smetter mai di capire perché c’è sempre altro da capire dopo la pretesa di aver compreso. Lentezza è l’ausdenken nietzscheano. Lentezza è guardarsi allo specchio sperando di non riconoscersi per fissarsi alla memoria. Lentezza è guardare, non solo vedere o osservare. Lentezza non è semplicemente darsi un tempo proprio è bensì cedere all’immaterialità del tempo per ascoltare lo scorrer delle cose dentro di noi … Le definizioni devono moltiplicarsi perché ciascuna ci dà una dimensione nuova del nostro esserci nello spazio e nella relazionalità. Lentezza non può mancare della pars destruens. Lentezza è troppo chiaramente il rifiuto del “presto e bene” ma anche del “meglio presto che meglio”. Che non significa rifiuto della velocità. L’Oriente Zen ci insegna a padroneggiare al massimo i movimenti di una prestazione al fine di poterli eseguire in tempi veloci, come richiesto in una prestazione sportiva. A differenza che in Occidente non si insegna la velocità da acquisire in gradi sempre maggiori di quel che il corpo riesce a dare. Precisione, velocità, compiutezza, si raggiungono con l’infinita sperimentazione del movimento in ogni suo minuscolo atto. Si privilegia la dimensione che porta alla graduale eccezione dalla stasi. Ed è chiaro che il piano di attuazione del progetto lentezza consista proprio nella fase cognitiva come quella dell’apprendimento. L’uomo non può lontanamente rivaleggiare con la tecnica in termini di acquisizione di sapere. L’unica possibilità che gli è rimasta consiste nel dare intensità ed estensione alle cose apprese, prendendo ogni temporalità richiesta nello sprofondamento dell’entrare nei termini delle cose. Dimensione importante è quella della lettura. E un mito da sfatare è quello della lettura veloce, facile, maneggevole adottata attraverso gli e-book. IN una ricerca si legge: “La lettura su schermo, nelle modalità tipiche del cosiddetto e-learning attuale, ha pesanti ripercussioni sulla possibilità di lettura approfondita: cioè sulla piena comprensione dei concetti, sulla loro articolazione e complessità, sulla loro memorizzazione”. Dal punto di vista cognitivo, un classico, un romanzo, una lettura propriamente detta che chiede applicazione non sarà mai possibile in senso completo se affidata al supporto digitale. Recuperare il gesto della lettura di un libro cartaceo, spegnendo televisione, computer ma per allenare con menti affini l’esercizio della critica è l’inizio della rivoluzione possibile caratterizzata dalla lentezza.