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28 novembre - Natura contro Industria
Lontana la moratoria sull'inquinamento da andidride carbonica
Fin quando si discute su dati confutabili non ci saranno scelte condivise

Nel dibattersi di dati che non si inseriscono in alcun sistema, la ricerca è in forte contrasto nel merito del dibattito in corso sulla crisi del clima sulla Terra. Un dato si presenta come inconfutabile. L'anidride carbonica è aumentata del 29 per cento dal 2000 al 2008. Ma insieme al CO2 anche il metano influisce al livello di impatto ambientale che ha delle conseguenze nel clima.

Ma a confutare la crescita repentina della temperatura sono i dati registrati negli ultimi anni secondo i quali non è avvenuta la catastrofe delle temperature terrestri paventata quindici anni fa e che ha prodotto il Protocollo di Kyoto. L'Intergovernmental Panel o­n Climate Change (Ipcc) risponde con la possibilità che la Terra sia entrata in un periodo di raffreddamento globale che potrebbe durare dieci anni o venti anni, come ha dichiarato Mojibib Latif, un suo ricercatore. Non si conoscono gli effetti, secondo Ipcc, di quando finirà questa fase di raffreddamento.

Con una miriade di sortite che hanno più lo spessore della propaganda che dell'informazione tecnica le proiezioni dell'Ipcc saranno i protagonisti del summit della conferenza mondiale dell'Onu sul clima che si tiene a Copenaghen dal 7 al 18 dicembre. Obiettivo del vertice consiste anche nel sostituire il protocollo di Kyoto varato nel 1997 e così dare nuovi parametri per diminuire l'emissione di anidride carbonica nel pianeta entro il 2012. I paesi aderenti dovrebbero diminuire le rispettive emissioni di CO2 secondo quantità che vanno dall'8 al 12% tra il 2008 e il 2012. E sono gli Stati Uniti coloro che emettono maggiore quantità di anidride carbonica: 19 tonnellate pro capite. Segue la Russia con 12. l'Europa si è impegnata ad abbassare le emissioni del 20% entro il 2020, partendo dal 1990.

Le premesse non sono incoraggianti. Barack Obama è uscito dall'incontro preparativo in Cina con una bocciatura al proposito di arrivare alla creazione di vincoli e obiettivi comuni. Definita "irrealistica la possibilità di arrivare a un accordo globale pieno" la prospettiva però resta quella di "un'intesa politicamente vincolante e operativa".

Fin quando lo scontro è tra i numeri e i due partiti catastrofismi e scettici si scontrano sui rispettivi sistemi operativi di segnalazione e proiezione nessuno riuscirà a cavarne posizioni chiare tali da tradursi in imperativi.

Il problema è che si confonde troppo spesso la mancanza di spiegazioni vere sulle nuove condizioni climatiche della terra all'emergenza ambientale determinata dall'immensa massa di scorie da rifiuti industriali e civili che produce il sistema di crescita economico. E allora l'unica accentuazione possibile deve guardare l'etica non la scienza.

L'imperativo di non inquinare, giusto in sé, deve valere più della proiezione di qualsiasi imminente e confutabile sciagura.

Il pericolo è che mentre ricercatori dibattono con elementi di confronto inverificabili ai più (specialmente quando il confronto diventa metodologico) si attardano i tempi di scelte unitarie.

Il sistema di argomentazione dell'Ipcc consiste nel mettere a confronto i dati della produzione di gas inquinanti ai dati di crescita termica. Una prova debole perché non tiene conto delle grandi fluttuazioni climatiche del passato. Gli studi hanno attestato cambiamenti ogni 420 mila anni, poi si è rilevato il cambiamento in un intervallo di tempo minore. L'industrializzazione è in atto da appena due secoli.

A supportare gli scettici è il dato sul numero degli uragani è rimasto fermo allo standard dei 90 ogni anno. A confutare gli stessi negli effetti è che ne è aumentata l'intensità.

In Antartide (fonte la rivista americana Science pubblicata a metà novembre che espone gli studi di Jonathan Bomber dell'Università di Bristol) sono aumentati gli iceberg, in Groenlandia i ghiacciai hanno perduto massa di 273 miliardi di  tonnellate di ghiaccio pari ad un aumento del livello globale dei mari di 0,75 millimetri. A parametro di questi grandi numeri basti sapere che un miliardo di tonnellate di ghiaccio è pari a un chilometro cubo di acqua.

Ma non esiste una prova inconfutabile che il surriscaldamento della Terra sia derivato dall'industrializzazione e dall'aumento di anidride carbonica (vedi qui "La grande bufala dell'emergenza clima").

Il ritorno all'etica e alla necessità di comportamenti corretti, personali, di grandi sistemi industriali e di controllo statali, è la sola risposta in grado di esser fonte di nuova normazione internazionale.