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15 gennaio - REGIONE LAZIO
La candidite di Emma Bonino
Dico la mia sulla nuova, eterna, candidatura

Non cè uscita elettorale che la Emma radicale non ritagli per sé un ruolo da protagonista o anche da comprimario in vista. A lei va bene tutto, purché di lei si parli.

La ricordiamo nel 2000 quando provò a lanciarsi addirittura come presidente della repubblica. Sciame di firme per lei, intellettuali, politici di professione (pochi), gente comune a sostenere questa Giovanna dArco scesa puntualmente dal rogo.

Ma la ricordiamo bene anche proporre un numero incalcolabile di referendum dal 78 ad oggi, però mettersi di traverso al referendum proposto dal partito che lha portata in Parlamento, il Pd, che nel 2007 voleva cambiare la legge elettorale denominata Porcellum attraverso la quale si intendeva imporre alle Camere di mettere mani alla normativa ancora in vigore che consentesi nominare i deputati e di cancellare le opposizioni che non si integrino in grandi schieramenti.

Concordo pienamente col giudizio espresso su Emma Bonino su il Foglio del 14 gennaio. Spero che perda le elezioni regionali nel Lazio, per le quali si è lanciata con tanto anticipo da dire: se il Pd è con me, bene, sennò, ciccia! Non capisco come questo personaggio lanciato da trentacinque anni ai massimi livelli di rappresentanza politica possa ancora convincere qualcuno.

Non trovo credibile la sua partenza in solitaria. Qualcuno nel Pd sicuramente le ha strizzato locchio, nella sua carriera non mi risulta abbia mai fatto nulla senza garanzie alle spalle. Ricordo quando come cronista la intervistai per la candidatura della Rosa del Pugno secondo me la migliore intuizione della sinistra negli ultimi venti anni che infatti la sinistra ha abbandonato subito - La Bonino definì il partito neonato come un matrimonio di interesse e i matrimoni di interesse durano più a lungo dei matrimoni damore. La persona è questo! La ricordo ancor meglio come abortista viscerale e sguaiata. Non gli si confà il tono vittimista, visto che ha sempre ottenuto il massimo per quel poco che ha rappresentato alla conta dei voti. È autoreferenziale come poche, un ufficio stampa ambulante come lha definita Giuliano Ferrara. Concordo anche con una riflessione della Binetti: se la Bonino è stato il faro della laicità come mai in trentacinque anni di attività politica ai massimi livelli ha ottenuto così poco?