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21 maggio - Estetica
Addio Comandante!
Ci saluta Niki Lauda, autentico mito di una stagione automobilistica legata al romanticismo e all’impresa umana. Lui portò il valore della tecnica al primo posto. Ma che non riguardava solo la macchina.


La mitopoietica delle corse automobilistiche si divide tra il mito e il sogno. Quest’ultimo è relegato alle vicende avveniristiche di uomini che furono i pionieri della velocità sui motori. La dimensione del mito è invece legata a coloro che sono caduti in questa missione di superamento dei limiti umani: Villeneuve e Senna ad esempio.

Lauda non fa parte né degli uni né degli altri. Sarà invece ricordato come il primo pilota che ha messo al centro - dall’inizio e alla fine - del problema delle competizioni automobilistiche il predominio assoluto della tecnica. Lauda era lui stesso compenetrato nella tecnica, parte di essa. 

Lauda: pilota che portava il motore per le sue potenzialità al massimo, che portava le condizioni di prestazione all’eccellenza e allo stesso modo conduceva la gara: sempre al meglio delle possibilità offerte. Inutile, assurdo, sciocco il pilota che voleva superarsi nella prestazione. Come se si trattasse di una competizione sportiva! Inutilmente si cercava di far passare le gare automobilistiche di Formula Uno come fossero semplici competizioni tra uomini e i loro team. C'era molto di più. Già in quegli anni Settanta le gare si staccavano con la vaghezza del primato, con la demiurgica fascinazione del superamento delle barriere umane. Si entrava nel superamento di condizioni e rapporti tipicamente umani (la sfida, la vittoria, la vita, la morte) per essere semplicemente nelle condizioni di prestazione massima di quanto gomme, motore, aerodinamica, condizioni climatiche potessero offrire. L’avversario? Una finzione. Lauda non faceva errori. Non azzardava mai per rincorrere un’impossibile gloria. (Famoso invece quel titolo della Gazzetta dello Sport che titolò proprio con un suo errore, era una notizia inimmaginabile prima).

Aveva settantanni. Tre volte campione del mondo. “è morto pacificamente con la sua famiglia accanto lunedì" 20 maggio 2019. Era ricoverato in una clinica privata in Svizzera per problemi ai reni. Otto mesi fa aveva subito un trapianto di polmone. Vinse con Ferrari nel 1975 e nel 1977. Nel 1984 con McLaren per un solo punto su Alain Prost. Ma è vero anche che nel 1976 il titolo gli fu tolto per favorire al giudizio di irregolarità di gara a James Hunt. Nel ’76 rimase grandemente ustionato per un incidente. Trenta giorni dopo era di nuovo in gara a difendere il titolo. Questa l’impresa titanica, sovrumana, se la si cerca anche in lui.

Ma la grandezza di questo pilota consiste proprio nell’aver portato il nuovo che sarebbe emerso in modo preponderante solo nei nostri giorni: il dominio assoluto della potenza dei motori sulle possibilità taumaturgiche del pilota. In tal senso fu vero e proprio contraltare a Gilles Villeneuve che gestiva ogni gara a morte per un destino segnato. Lauda muore tranquillamente tra gli affetti della famiglia, ma probabilmente le conseguenze dovute al terribile incidente di gioventù in Ferrari fu la ferita nella respirazione e nella circolazione del sangue che mai si sono cicatrizzate. Personalmente lo ricordo correre pazzescamente a ridosso del pilota prossimo ad essere doppiato ma che non accettava il sorpasso per indurlo a mollare.

Lauda fu un campione, nonostante le sue grandi virtù non furono sufficientemente riconosciute. (La Ferrari arrivò ad essere vincente grazie alla presenza costante del pilota-collaudatore-Lauda). Lauda dimostrò in gara grande coraggio e temerarietà – al di là della tecnica – ma di lui si ricorderà sempre il ritiro in Giappone per le pessime condizioni atmosferiche in cui si correva.

IL mondo delle corse non lo celebrerà abbastanza. Troppa la tensione verso il prossimo traguardo per soffermarsi a ricordare un campione che fu. Le belle pagine di letteratura sportiva non saranno affascinate da questo austriaco introverso e poco disponibile a foto, belle ragazze, avventure per cui far parlare di sé: La tecnica non ha memoria. Si vive solo all’ istante e nella prestazione.

Ed è per questo che Lauda resterà specialmente nell’ immaginario dei giovani di quella generazione che ha contribuito a far crescere. “Si corre con il culo”. “Sono pagato per correre non per fermarmi”. “No sorpasso, troppo rischio”… Le sue frasi. Ma anche: “io per Ferrari corro anche senza moneta”.