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10 giugno - Etica
Eradicare l'Epatite C
Obiettivo 2030: da ottocentomila casi a centomila, in Italia


La lotta per cancellare dalla Terra l'infezione da HCV è ancora lunga. Piùcchedecennale. Ma nel 2030 si conta di arrivare a importanti risultati. Un primo appuntamento è la fine di questo anno quando i farmaci che sconfiggono definitivamente la malattia smettono di essere annoverati come "innovativi" e l'acquisto come la somministrazione dovrà essere nuovamente finanziata dallo Stato. In fase di stagnazione finanziaria e di ricorso alla logica dei tagli al Welfare questa incombenza fa paura. 
Su questo tema si è incentrata, nel pomeriggio, la discussione al convegno del ministero della salute organizzato dall'Osservatorio Sanità e Salute del senatore Cesare Cursi.
La discussione per l'attualizzazione delle misure per eradicare (cioè stroncare definitivamente il contagio) l'HCV assume aspetti paradigmatici per ogni sistema sanitario. I sistemi di cura, in genere, si fanno sempre più costosi. La ricerca ha costi insostenibili per i sistemi nazionali per cui ci si deve affidare a grandi multinazionali della ricerca. In sostanza, curarsi - curarsi veramente, per guarire, anche in malattie importanti - costerà sempre di più e i sistemi sanitari nazionali sono sempre più in difficoltà per garantire pari trattamento per tutti. 
Anche i modelli liberali, dove diventa obbligatorio per il potenziale ammalato prevenirsi con un'assicurazione, si incrinano al peso di costi sempre più elevati. Sempre più difficile offrire garanzie al contraente.
In altri termini, il dibattito deve toccare il modello di welfare messo in crisi dall'innovazione tecnologica. 
Quando il sistema di cura fu messo a disposizione il costo era di centomila dollari a ciclo di trattamento. Oggi costa meno, ma i malati sono di più perché il metodo farmacologico vuole esser applicato ai casi con diverso stato di avanzamento. Diversamente, almeno inizialmente, fu dedicato specificamente a salvare vite, quindi in casi gravi ma che non presentassero in una tipologia che non dava speranze di recupero.
Un problema del nostro sistema sanitario nazionale universalistico ma che non può essere confinato, per sue proporzioni, alla sola Italia. La prima risposta e applicazione concreta deve essere data dall'Unione Europea. In questo grande lavoro, sintetizzabile con il forte abbattimento per il 2030, bisogna sempre tener conto della 'componente Africa'. In questo continente i dati sono assai imprecisi, i casi sono presumibilmente assai maggiori e sarà più difficile condurre una battaglia come questa.
Ma la prima scommessa sarà da parte del sistema finanziario del nostro paese. 
Medicina e farmacologia hanno fatto la loro parte. 
Ora deve farla il paese reale.