ilnardi.it
01 luglio - Etica
Nastro per Bellocchio
La vicenda di Buscetta premiata a Taormina


Non ci si interroga abbastanza sulla liceità di fare di trasformare oggetti di cronaca in soggetti di sceneggiatura per film. Le operazioni di questo tipo oramai non si contano. IL problema consiste nel fatto che il soggetto di sceneggiatura nella dimensione della fiction si trasforma facilmente in una figura mitica. E il mito di personaggi, a concreto esempio, come quelli della banda della Magliana o di Vallanzasca diventa quantomeno pericoloso in un contesto dove le vicende umane sono ancora sensibili e gli eventi hanno risvolti ancora aperti. Sì perché questo è il caso in cui non stiamo riabilitando una figura consegnata alla Storia. (Se riusciamo a scrivere un soggetto di sceneggiatura in cui tracciamo Attila come un benefattore non urtiamo alcuna sensibilità - se non qualche ritrosia degli storici specialisti). IL caso di vicende i cui esiti hanno aperto a specifici scenari facenti parte della nostra attualità debbono far parte di una diversa specificità. Ma di questa differenza non si tiene conto da parte del cinema in crisi. Cosa dice su Andreotti l'opera di Sorrentino? Cosa dice che non direbbe la narrativa informata dei fatti? E su Berlusconi? Però il cinema in crisi di storie trova che le vicende che eccitano maggiormente le fantasie sono quelle che attengono alla nostra attualità, non alla fantasia.
IL caso di Buscetta trattato da Bellocchio fa però eccezione. IL film si limita alla trattazione dei fatti. Nessuna fuga stilistica alla Sorrentino per dare a questi fatti un peso diverso nel modulo del racconto.
Buscetta è Buscetta. Falcone è Falcone ... Si riprendono loro vere dichiarazioni si inseriscono fuori contesto. Questo è vero. Ma il piano del racconto realistico resta intatto.
Quindi se non si ripensa la Storia, reimpostandone i soggetti e le condizioni, perché la si racconta con lo stesso stilema della narrazione cronachistica?
IL premio assegnato al film non risponde a questa domanda limitandosi a premiare le interpretazioni dei singoli, in testa a tutti Michele Favino nei panni proprio di Buscetta.
  Ma le regole narrative di un film (come quella di una qualsiasi narrazione) seguono uno stilema diverso dalla scrittura della cronaca o di circostanze storiche.
IL Buscetta interpretato da Favino presenta il grave limite di non raccontare il perché Cosa Nostra inizia ad eliminare i suoi familiare, il perché Totò Riina inizi a fargli la guerra. Buscetta si era inoltrato per suoi business in cui aveva fatto fuori i vecchi compagni di cordata? Guerra di espansione da parte di Riina? In un film dove sostanzialmente si parla di amore e di guerra almeno questa ultima va spiegata allo spettatore. Va spiegata perché meno intuitiva.

(foto Ansa)