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26 settembre - Etica
“Suicidio assistito”
La Corte Costituzionale costituisce la non punibilità di chi agevola il suicidio in casi estremi


Un sondino lo teneva legato alla vita: DJ Fabio era cieco e tetraplegico

Ieri la Consulta ha deciso che non costituisce reato mettere le condizioni un uomo in quelle condizioni di congedarsi dalla vita.

Ma l’intervento del legislatore resta essenziale. Intervento che è mancato tanto da rimandare al giudizio dei magistrati, come sempre in Italia. Con macabra battuta potrebbe infatti dirsi che la campana a morto è suonata per la classe politica che non decide mai!

Oggetto del contendere dei giureconsulti è l'articolo 580 del codice penale. Qui si pone identicamente aiuto e istigazione al suicidio e si prevedono dodici anni di reclusione per chi lo viola. Ma la legge è di novanta anni fa!

IL diritto costituzionale, in sostanza, è intervenuto sul diritto a non subire sofferenze atroci. Seguendo questa indicazione anche le tipologie dei casi Welby ed Englaro. La libertà di decidere su di sé, sul proprio diritto a recedere dalla vita se le sue condizioni non sono quelle di un’esistenza dignitosa.

IL parlamento sarà indotto a legiferare per non creare un vuoto finora colmato dalla magistratura.

Insorge il mondo dei credenti. L’obiezione è quella di legare un’associazione indebita tra vita e funzionalità, tale da confermare la sussistenza della tecnica degli attuali sistemi di vita: “non ha senso vivere se non sei funzionale a qualcosa, anche a te stesso” – il messaggio vincente in questa logica. Messaggio che potrebbe trovare applicazione anche alle condizioni di esistenza più consuete. In piena crisi esistenziale ciascuno avrebbe buon diritto di chiedere su di lui un suicidio assistito.

Irrilevante il pensiero della politica deprivata di un suo asse di orientamento originale e originario.

AL momento si può dire solo che la Corte ritiene non punibile chi agevola l’esecuzione del suicidio, se sussistono determinate condizioni.

La non punibilità però è subordinata al rispetto delle modalità previste dalla normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua (articoli 1 e 2 della legge 219/2017). Sono condizioni, queste, che hanno bisogno di una convalida. Questa può arrivare solo da una struttura pubblica

 - Necessita anche il parere del comitato etico territorialmente competente. (Quello come può mancare?)

Rilasciare il ‘visto si esegua il suicidio assistito’ è possibile solo se è provata l’irreversibilità della patologia e se sussiste un intollerabile stato di sofferenza.

Nella complicanza ad appesantire il tentativo di dare linearità a un problema che non ne ha, intervengono anche quei casi di “risveglio”. Ad esempio, se un caso come Schumacher dovesse trovare una soluzione, un recupero per cui la vita possa esser considerata degna di essere vissuta (pare ci siano speranze per lui) dove andrebbe a finire questo dibattito? Segnerebbe due contro-deduzioni

La prima – ovvia – che mai una sentenza è segnata se non è la Natura a dire l’ultima parola. 

La seconda – forse – è che chi ha soldi ha più diritto alla vita di chi ne è sprovvisto. Ma forse quest’ultima era già nota.