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08 ottobre - Etica
L’autogol di Burioni
L’invettiva messa su un libro di fatto riconosce l’omeopatia come avversario ideologico. In questo modo il ricercatore si pone come fosse un rappresentante di partito in polemica con un altro (l’omeopatia)


Roberto Burioni ha la pretesa di dare una valutazione scientifica a un criterio di cura e prevenzione che non adotta gli stessi stilemi di valutazione e giudizio. Come valutare una partita di calcio volendo giudicare coi criteri della boxe.

Indipendentemente dalle posizioni e dalle scelte etiche di ciascuno, il libro di Burioni contro l’omeopatia si presenta come inutile, se non per l’amena lettura.

Un effetto però lo sortisce. Quello di inverdire una polemica assai consolidata ma senza aggiornarne i termini. Gli amici del criterio allopatico richiameranno a un criterio empirico di verifica e convalida oggettiva dei risultati portando in evidenza i grandi successi pratici portati a termine dalla chimica e dalla tecnologia in genere.

Gli amici dell’omeopatia, invece, annovereranno le devastazioni per la salute portate avanti da diverse pratiche farmacologiche evidenziando come il primo vero intervento contro un agente a detrimento dell’equilibrio fisico sia proprio introdurre lo stesso elemento conflittuale. Se l’omeopatia – dicono gli assertori del metodo omeopatico - è ancora in piedi da due secoli e in Francia sia adottato tra i sistemi di cura del Sistema sanitario nazionale un motivo deve esserci. L’omeopatia – sempre i difensori di questo sistema – non pretende di curare casi di malattia evidente, virale, tumorale, tanto più se in stato avanzato. Chi lo ha fatto lo ha fatto abusando del suo titolo di medico.

Argomentazioni così miti e così conviventi col mondo farmacologico non si capisce perché incontrino tanto livore. Così come non si capisce il fuoco concentrico adottato in tutto il mondo contro questo sistema di cura. E non si tratta di una campagna per la verità e per l’affermazione del vero. Gli insuccessi pratici del sistema allopatico non hanno meno responsabilità nelle applicazioni del metodo. Eppure nessuno si è mai sognato di mettere in discussione la Medicina.

IL problema è che il sistema di proliferazione di metodi omeopatici rischia di apparire come un baco che crea una voragine incolmabile nel sistema farmacologico. Non ci sono diritti sui brevetti. Chiunque può produrre in sistemi consolidati. La ricetta di una pillola è un fatto reso pubblico. Diversamente in farmacologia resta un capitale da tener ben stretto per decenni.