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19 novembre - Etica
Solidarietà a Trenta
La piccola attualizzazione della crisi ci riporta a casi minimali di piccola furbizia della classe dirigente che messa sotto i riflettori dei mass media produce l'effetto contrario: il soggetto da privilegiato diventa vittima


Sulla casa sono inciampati molti personaggi di primo piano della scena politica. Da Ciriaco De Mita a Massimo D'Alema (prima repubblica), da Mara Carfagna a Scajola (seconda repubblica). Storia nostrana: 1) Abitazione come rifugio dell'ego. 2) Paura del domicilio coatto che incombe quando fai politica. 3) Adottare il compromesso per il proprio rifugio avendo dimestichezza coi compromessi per stare in piedi. ... E allora non importa alla coscienza che il fatto di avere mutui regalati, non importa avere emolumenti di grande rilievo. E' perché preferire la casa assegnata - non comprata coi propri soldi - consente di attivare speculazioni sui propri investimenti e non tenere i soldi fermi per le mura abitative. Se è vera quest'ultima ipotesi allora la giustificazione dell'arcano desiderio di avere tranquillità tra mura che appaiano le più accoglienti non funziona. La casa acquisita dall'ente consiste semplicemente nel prolungamento della finzione in cui consiste l'ordinaria vita. Per questi soggetti il dilemma shakespeariano "essere o non essere" in cui sono quotidianamente incastrati scivola nel dilemma di Lafourge "avere o non avere". E allora la migliore mediazione consiste nel non avere. Nondimeno avere l'apparenza di "avere". In questo modo affermare l'essere! Sentirsi dentro un mondo di "pubbliche relazioni", come ha dichiarato l'ex ministro della difesa. Quindi, non avere ma mostrare di avere. In questo modo proclamare l'essere. Non è questa una metafora perfetta dell'essere in politica? (Photo Ansa)