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20 novembre - Estetica
L'imperfetto
Carlo Molinari presenta il suo libro a Le Storie giovedì 21 novembre


Perché dedicare una narrazione all'imperfetto? Perché imperfetta è la vita di ciascuno di noi, imperfetta la cognizione che ne abbiamo nel viverla, imperfetta inevitabilmente anche la stessa narrazione che ha bisogno di una messa in parentesi. Con questa operazione del chiarire passaggi in vere note alla narrativa si rende chiaro al lettore il momento narrato. " Era molto tempo, troppo, che non era felice. Forse non lo era mai stato. Era un aggettivo che non pensava e non usava mai, felice. Pensò a questo. Un aggettivo che può essere usato indifferentemente per il maschile o per il femminile " (Ivi, pag. 143). I protagonisti si scoprono. Rievocano la verità del loro sentimenti. Ma riescono a non coniugarli al passato bensì riescono a riviverli come se li stessero vivendo di nuovo. Pensare il passato significa sempre ricomporre quanto precedentemente archiviato in gerarchie affettive. I ricordi, come la Storia, hanno sempre bisogno di essere ricomposti. Sufficiente un nuovo documento per ridiscutere tutto. (Nella narrazione è la morte del padre, il funerale, il testamento... O forse sono solo pretesti per ripensare sé stessi e collocarsi in una nuova dimensione di specie?). E' il lavoro paziente dell'anamnesi. Un lavoro che ciascuno dovrebbe adottare per il suo vissuto. Anamnesi non dovrebbe essere un termine usato solo in Medicina. Implica animi che accettano la loro imperfezione. Quindi anche quella degli altri. Tanto più quando l'imperfetto è il padre, traducibile nella proiezione del proprio "io" deprivato. Condizione però anche questa imperfetta. Imperfetta perché illusoria. Quando la si raggiunge ci si trova in una condizione in cui tutto finalmente appare chiaro. Lo si vive come fosse definito. I rapporti difficili sembra trovino una lettura definitiva. Ma non è mai così. Si è sempre in balia di un nuovo evento o di un semplice spunto riflessivo per rivedere quel che precedentemente era stato inserito come in una cornice. E' il vissuto stesso, quindi, ad essere imperfetto. Imperfetto perché percepito dal punto della consapevolezza che è sempre incompleta. Non è mai vissuta totalmente. Bensì costantemente rivissuta nella memoria. La narrazione di Carlo Molinari tocca flussi di coscienza sensibili in ciascuno. Sono note che risuonano in qualsiasi chitarra dell'animo. (...). Carlo Molinari ne parla ai suoi lettori giovedì 21 novembre alla libreria Le Storie in via Giulio Rocco 37 a Roma. - Carlo Molinari, L'Imperfetto, ed.Castelvecchi, novembre 2019, pagg.153 -