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22 novembre - Etica
Sardine! Come nel 77
Pronte da mangiare per il tavolo di governo non sono una vera e propria eccezione


Mito delle piazze piene. Passano i decenni e fatta eccezione di alcune parole guida sembrano somigliarsi un po' tutte. Non fanno eccezione Le Sardine. IL fatto che questo movimento sia opposizione dell'opposizione non è nuovo in Italia. Manifestavano i girotondini, i cinquestelle per insufficienza di opposizione oppure opposizione poco credibile. Manifestavamo noi del '77 contro il Pci. Ma mentre quelle manifestazioni, che chiunque può discutere, avevano la fascinazione di essere inorganiche, non funzionali, non a servizio di qualcuno (inorganiche anche nel senso dispregiativo gramsciano), questa manifestazione è organica. Perfettamente organica. È una manifestazione per il governo. Per lo status quo. Ha i caratteri solo estetici della scapigliatura ma in effetti premia l'esistente. Ma il neo-centrosinistra che governa non si deve giubilare. Ha invece patente manifestazione che non riesce a chiamare il suo popolo sotto la stessa bandiera. E questo - dico, ribadisco e ripeto - dai tempi di Berlinguer. Diversa invece la fenomenologia della destra. Quel che appare riprovevole è invece una manifestazione di forza. La destra istituzionale stigmatizza ma non aliena la minoranza più acrimoniosa. In ciò si espone al pericolo di perdere la fiducia dei moderati. Ma siamo tutti ben consapevoli che questa categoria politica è soggetta all'estinzione. (Vedi le difficoltà di Zingaretti e Renzi nel raccogliere nuovo consenso). I moderati, quelli che sociologicamente erano riferibili a questa categoria politica, oggi votano compatti Lega e Cinquestelle. Quindi mentre lo scollamento a sinistra non è detto sia recuperabile, quello a destra è tutto dentro un solco che si caratterizza col rifiuto dell'eurocentrismo e la difesa dei confini dall'immigrazione. E questo movimento non ha bisogno delle piazze. Sta nei cortili e nelle miriade di voci dissonanti. E rischia di manifestarsi come fatto storico nelle urne. Ed è questo il grande pericolo dei nostri tempi. Per difendere la democrazia bisogna sospenderla. Almeno per un po'. Almeno fin quando il popolo rinsavisca. Ad avere l'illusione che esiste un protagonismo popolare, allora, di nuovo tornano le piazze. IL fatto di riempirle con inutili manifestazioni riempie gli occhi e la fiducia di chi crede che quello democratico sia uno stato. Consiste invece in un processo. Ma questa è un'altra storia. (La foto non è mia bensì liberamente attinta dagli archivi del quotidiano La Repubblica)