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30 novembre - Matematica
Liberi e responsabili
In questo passaggio epocale le pre-condizioni dell’essere giornalista diventano obiettivi sui quali reinventare un mestiere


Come per la legge morale, la libertà è la causa cognoscendi della responsabilità e la responsabilità è la ratio essendi della libertà. Tutto detto. Tutto scritto. Oggi va nuovamente tematizzato. Lo ha fatto un convegno organizzato da Radio Vaticana il 29 novembre a Roma. Nel dibattito al quale hanno partecipato direttori di testata si giustappongono esperienze professionali e l’incombenza del condizionamento del web. La lotta contro le fake news è la sua espressione più diretta. Ma la contaminazione nel mestiere del cronista non consiste solo nella facilità di veder pubblicate delle bufale. Le preoccupazioni sono di due tipi: lo schiacciamento della qualità che non distingue più tra notiziario autorevole col propagatore di notizie fasulle e, al secondo posto, ma non di importanza, lo scarso investimento nell’editoria con il convincimento del lettore che si può accedere alle notizie gratis. Se l’informazione consiste in un pilastro della democrazia e del libero pensiero, se deve essere considerata una colonna della democrazia come i poteri parlamentari, giudiziario ed esecutivo, ebbene deve ottenere sostenimento. Chiaro che i problemi dell’informazione oggi non consistono solo nelle risorse. L’irrompere della tecnica modifica non solo la modalità di trasmissione, ma soprattutto la formazione delle fonti e la loro trasformazione in estensione riguardante anche degli addetti alla scrittura. È la tecnica il soggetto di ogni discorso. Non più il perseguimento della verità come fine, né la libertà di informare nel senso dello specifico versante scelto come rivelativo, tantomeno l’essere di sinistra o l’essere di destra. La tecnica entra all’origine dell’essere notizia e si presenta al lettore come notizia, ma sempre e comunque mediata dalla tecnica. Senza la tecnica la notizia di uno stato di crisi non riuscirebbe ad essere notizia. È grazie alla tecnica che la conoscenza di un fatto riesce ad arrivare alla luce del sole. La tecnica con la capacità di irradiare la descrizione di una vicenda in modo veloce e potenzialmente mondiale si pone come costitutiva del fatto. Se vorrà riconnettersi un nuovo ragionamento sulla libertà di informazione e sulla responsabilità di chi ne dà non si potrà che prescindere da questo dato. Sicuramente la figura del giornalista propriamente detto si assottiglierà. Al suo posto l’esperto di ciascuna branca dello scibile o il testimone che ha visto e sa descrivere. Ma così facendo la libertà sarà garantita, la responsabilità sarà immediatamente riconducibile, ma ci avrà guadagnato la facoltà critica su cui si fonda il ventunesimo articolo della Costituzione italiana?