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21 dicembre - Estetica
Storia di un viaggio in forma di canzone
Carlo Molinari dalla West Coast al Giallo su Nero


Da Johnny Otis a Greg Lake, il giallo sul nero con Carlo Molinari a guidare in un percorso dove si parte da Neil Young e si arriva a Cat Stevens. IL teatro è Sopra c’è Gente in via Rubattino a Testaccio. Col concerto di venerdì 21 dicembre la band alza ancora l’asticella e la voce interpretante si fonde perfettamente col sound. L’armonica fa veramente sognare la West Coast. Il tocco percussivo scandisce il piano armonico con delicatezza. IL suono e la scorrevolezza della chitarra sono quelle del Blues. IL Rithm’n Blues di tutti quelli che hanno sognato ascoltandone i dischi e disperando di riuscire ad ascoltarlo in concerto. E non si distingue più se a suonare è Just like a Woman di Bob Dylan o Teach you Children di Graham Nash. Anche il repertorio proprio, con la bellissima canzone Giallo nel Nero, si accompagna al resto perché dal resto ispirata. Succede di scivolare in un Sound introvabile nelle ordinarie offerte musicali. Non è importante nemmeno la classificazione del brano perché anche qui il percorso diventa più importante del traguardo. Ed è un sentiero che corre su dei binari che collegano una costa all’altra, da una parte la voce interpretante dall’altra la continua sempre diversa tematizzazione della libertà. La musica diventa parola. Ricordi, aneddoti di vita vissuta che possono esser di ciascuno, dagli esordi nella Sala Clemson alle serate con gli amici a suonare e provare. Ricordi personali che si fondono con la rammemorazione storica dei classici del Blues. IL piano comunicativo è diretto. Ci mette un attimo ad arrivare perché certi brani fanno parte della vita di una generazione. Potrebbero essere cantati e reinterpretati all’infinito per le generazioni successive ma solo se viene colto il senso di liberazione che li hanno ispirati. Sono narrazione perché può essere nuovamente raccontata, rivissuta, riproposta in modo che sia vivificata la soggettività interpretante dell’autore che si presta a far rivivere questo repertorio. E come nella tradizione più profonda del Blues, il segreto sta nel rivivere ogni volta certe atmosfere e sentirle ogni volta più profonde, più animistiche, più Soul. È il segno che la mediazione dei bianchi e occidentali viene sempre meno. Un percorso che non ha mai fine. In effetti si capisce perfettamente che la destinazione del viaggio è un pretesto per mettersi in cammino. Le scoperte nel corso di questo continuo andare servono a dirci che non si finisce mai di scoprire e non ha senso fermarsi. Ed è possibile, col Blues, fare questo anche suonando sempre la stessa canzone. Carlo Molinari si è fatto accompagnare dal suo pubblico per rivivere insieme questo viaggio, stazione per stazione. Perché è esistenza. Perché è vita.