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28 febbraio - Matematica
IL virus e il suo corso storico
Usato abitualmente per paventare il blocco dei computer, il termine sta fermando l’economia. Ma stavolta non c’è artificio. C’è una chance per il ripensare il senso della corsa alla ‘’crescita’’.


“Sei in moto, maleficio, segui il corso che ti piace!” (William Shakespeare, Giulio Cesare, III, II). Se si fosse trovata conferma alla falsa tesi del complotto potrebbe essere il motto dei cospiratori. Secondo uno pseudo-filosofo il virus potrebbe essere stato ordito da Trump per dare un colpo all’escalation economica della Cina. È stata data risposta a questa sciocchezza sul periodico scientifico The Lancet. La sciocchezza deriva da un sentimento consolatorio: il sussistere di un’architettura del maleficio. E invece le vicende drammatiche per l’umana esistenza accadono. Anche senza una regia. Anche in assenza del maligno. Anche nella mancanza di un destino cinico e baro. La reazione del tutto scomposta di organismi di controllo internazionali e nazionali dà da pensare sulla fragilità del nostro mondo. Come sia ben lontano dal costituirsi in sistema. Come sia facile la messa in crisi del pilastro centrale che afferma la etica della creazione di ricchezza. È possibile che lo stop di un mese prevedibile metta in ginocchio il capitalismo mondiale? La Cina dal sei per cento di crescita potrebbe declinare al due o al tre per cento (nel peggiore dei casi). È abbastanza per mettere in crisi la potenza del motore produttivo del mondo? L’Italia rischia la recessione. Cosa avrebbe se non ci fosse il virus? Una prevedibile crescita dello 0,2 per cento. In altri termini lo stesso. La Borsa ieri perde tre miliardi. Grave! Ma nessuno dice quando in buona parte degli altri giorni ne guadagna due. (…). A ben guardare questa grande crisi economica derivata dal coronavirus espone le paure per il mancato guadagno del mondo dei grandi capitali. Sono questi, sì, i poteri forti che decidono la linea dei grandi strumenti di informazione. Ed è per questo che la comunicazione di massa si mostra come funzionale alla diffusione della paura per la recessione economica, non per le vita umane. Al di là della chiara comprensione sul fenomeno contagio da coronavirus la preoccupazione sembra tutta concentrarsi sulle economie. Ma l'ipocrisia consiste nel dare voce, nei servizi televisivi, a piccoli imprenditori preoccupati perché da quattro giorni non possono trasportare le merci prodotte in alcune destinazioni. Come se il problema fosse per loro! Quale grande male irrecuperabile se un’impresa è costretta a fermare parte della produzione o vendita? Non ha riserve per resistere qualche settimana? Qui non si vuole minimizzare. Alcune attività potrebbero avere un contraccolpo forte. Sono quelle aperte da poco o in uno stato di indebitamento pregresso alle quali un fermo obbligato potrebbe comportare la chiusura. Ed è sicuramente un fatto grave sul quale uno stato che tutela deve intervenire. Ma è la paura della crisi a generare la crisi. È la pubblicizzazione dei supermercati svuotati a creare un effetto a catena. Ma qui non si vuole dare tutta la responsabilità ai mezzi di informazione. “IL medium è il mezzo” (Mc Luhan). Prima ci sono coloro che emettono le loro sentenze: sono le asserzioni dette con la sicumera degli scienziati in contrasto tra loro nelle esortazioni e profezie. Diallele che veramente fanno vacillare le certezze: ‘ Dio è morto, ci siamo affidati al sapere umano ma lo scopriamo come mendace o contraddittorio ‘. Una crisi che va ben oltre al rifiuto di cambiare i nostri stili di vita. In tal senso non sono d’accordo con Umberto Galimberti che, in un'intervista su LaSette, tutto centra nella messa in discussione del tran-tran quotidiano. Ha invece mancato occasione di evidenziare come gli uomini hanno sostituito Dio con la visione tecnica della loro esistenza (cessione del diritto alle pulsioni, alla volontà, all’autodeterminazione e alla lotta per la sicurezza e il riparo della loro ordinaria vita). E come questo scambio della felicità per un po' di sicurezza dia, in verità, assai poco conforto.