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02 aprile - Estetica
La lezione del Covid-19
Una nuova fase che si prospetta dalla crisi che farà saltare schematismi consolidati


Controsensi nell’età del coronavirus: “dobbiamo darci una mano” senza darci la mano; “stare vicini” stando separati. Eppure questa fase ci insegnerà molto di noi. Cose che avevamo dimenticato. Cose che, nell’età della tecnica, abituati a pensarci come ‘un determinato’ anche in quel che è da determinare, avevamo totalmente occluso. ( Oltre alla cognizione che pensare un mondo diverso è possibile: meno inquinamento, meno spostamenti, pieno utilizzo delle potenzialità telematiche, decrescita in-felice... ) Ed anche questa fase vive la contraddizione del ritenere questa crisi come una semplice messa in parentesi del nostro ordinario stare dopo la quale tutto tornerà come prima e i soliti errori verranno riproposti. Ma c’è anche la fondata tesi che come in altri momenti storici post epidemici il nuovo ordine trovato inevitabilmente metterà in forte discussione tutto quello che c’era prima. Cambierà la classe di governo. Cambierà il nostro modo di lavorare, di interfacciarsi, di ritrovare contatti veri, profondi, in breve tempo, perché domani potrebbe non essere più possibile. La vicinanza con la morte, vista rappresentata socialmente e vissuta come una prospettiva reale per ciascuno di noi, porterà a dare maggiore intensità ai nostri contatti. E forse anche maggiore verità. Ma per quanto tempo ancora? L’imperativo ora è ‘Uscirne, prima di fare filosofia’. IN una riflessione sul Sole 24 Ore si scrive sui nostri giorni: " Qualunque scelta deve tenere conto di interessi, obiettivi, soggetti, istituzioni, spesso in alternativa fra loro " Vero. Ma questo è quello che finora credevamo di noi. La stima delle nostre potenzialità nel merito della cose da fare ha sempre riguardato l'abbraccio a una pluralità di priorità. Questa esperienza invece ci ha insegnato che siamo in grado di selezionare una priorità per considerarla come tale. In più agli insegnamenti indicati, ritengo ci sia la rinnovata capacità di programmarci nella consapevolezza della nostra ignoranza. Di qui la ritrovata capacità di navigare verso l'ignoto. Capacità che ci era preclusa anche nelle spedizioni spaziali, quasi tutte arrivate a buon fine. L'uomo finora conviveva nella certezza delle sue convinzioni che avevano un piano di verifica nell'attuale. Questa condizione ci riporta alle naturali problematiche umane presenti dall'alba dei tempi. Questioni che il mondo della tecnologia pensava di aver risolto. Oggi capiamo, nuovamente che "Non ci sono risposte. Soltanto scelte" (da Solaris di Stanislaw Lemme).