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08 maggio - Etica
La positività della crisi
Mentre aumenta il disagio e si allontana la speranza della cura abbiamo confermato solo una nozione: possiamo farcela solo per quel che siamo. Non esiste sistema salvifico.


Mi colpisce molto il senso di sospensione e di domanda aperta che caratterizza perfettamente il clima di questi giorni. Ci scopriamo come non pensavamo di essere. Scopriamo di essere molto più indifesi e strutturati della nostra sovrastima narcisistica. E questo vale sia per la nostra individualità che per il nostro sistema sociale. I comparti sociali che d’altra parte continuano a litigare, il mancato senso di intendimento per confliggere contro il male comune spostano l’attenzione su ben altro male comune: la marginalità, l’autismo esistenziale, l’incapacità di leggere e di reggere al di là degli stretti interessi di categoria sociale o professionale. Non dobbiamo però discostarci da come sia disvelante questa crisi. Come faccia emergere 'contraddizioni' già ben chiare ed in questo modo emergenti e stringenti. Come se le nostre società e le economie non avessero più alibi. C'è bisogno di una 'grande Riforma'. La condizione mi sembra come quella di un medico che sospetta la presenza latente di una patologia e affinché sia chiara, evidente, dimostrata, crea le condizioni per cui si riveli. La domanda però è se c'è la cura. IL medico adotta questa strategia solo in casi in cui il sistema di cura è certo. Nel caso sociale-mondiale a cui stiamo assistendo la crisi non è provocata ma scatenata in modo inaspettato. Questo non toglie che la cura si debba trovare. IL primo insegnamento, secondo me, consiste nel fatto che non sono più pensabili sistemi sanitari nazionali. Virus e pandemie saranno l'attualità dei prossimi anni. Dovranno essere anticipati, non inseguiti. Non solo. Non si possono dare eccellenze per gli agiati (tanto per intenderci) se queste isole nel mondo possono subire la bufera di grandi eventi di emergenza sanitaria mondiale. Non potrà accadere che un sistema-paese tenga i suoi segreti per sé, siano questi relativi a metodologie di cura, siano questi la rilevazione dell'inizio di un evento catastrofico sanitario. In questa crisi è l'OMS, secondo me, che ha fatto la figura più pallida. C'è bisogno invece di un grande organismo di controllo ma anche di governo dei sistemi di cura per la salute che abbia discrezionalità e capacità di intervento ovunque. Ma questo virus ci ha fatto scoprire un altro aspetto di noi. Ci ha rilevato aspetti a noi sconosciuti. Ci ha detto delle nostre reazioni in condizioni di emergenza. Ha evidenziato un lato scoperto. Ci ha detto chi siamo, come nessun ciclo di sedute psicanalitiche sarebbe riuscito a fare. Dobbiamo ringraziare per questo? Forse è troppo. Dobbiamo sempre cogliere nella crisi, la positività.