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28 maggio - dibattito
In difesa dei cronisti
Nel mondo delle postverità si tenta di cancellare l'anello debole che congiunge la selezione del fatto con la diffusione della sua conoscenza


Credo che si dicano molte cazzate per screditare la categoria professionale dei giornalisti in questa fase di postverità e di post-lockdown. Qui non si tenta una difesa di categoria professionale i cui limiti sono evidenti, quindi come tale indifendibile. Bensì si risponde a un vecchio clichet: prendersela col governo e conseguentemente coi suoi propagatori di notizie. È "la gente", sono le persone in carme e ossa, ad aver aderito a una dimensione claustrale perché timorosi di morire. Detto questo, o si ha il coraggio di affermare che tutto il problema è un falso, che la Terra è stata soggiogata da un falso, oppure meglio smetterla di giocare alla contro-informazione. Di versioni controverse ne sono state date in gran quantità su tutti i notiziari. Era evidente che gli specialisti a vario titolo erano in contraddizione tra loro. Eppure quasi tutti hanno aderito sorprendentemente alla censura delle proprie libertà. E lo hanno fatto perché hanno temuto di morire. Qui l'unica obiezione possibile consiste nell'affermare che non c'era pericolo di morte. Sono in molti tra gli specialisti ad averlo detto nei canali di informazione canonici. Eppure l'opinione media ha abbracciato la tesi più gravosa sugli effetti del virus. Prendersela coi giornalisti è peregrino. Sgarbi nelle sue intemerate citava un virologo doc, come Bassetti. Semmai il governo ha prodotto dei dpcm assolutamente anticostituzionali ma nessuno l'ha detto. Si inizia a dire ora. Semmai il governo ha sbagliato tutto quello che si poteva sbagliare: ha stanziato soldi i cui esiti si vedono col contagocce. Un sistema di funzionamento vecchio, quello statale, per problemi nuovi. Mi incazzerei su questo. La Sanità ha fatto acqua. La Medicina ha dimostrato di essere solo una tecnica: quando gli dai un problema per cui non è stata programmata va in tilt. È almeno dei primi due mesi lockdown il novero di moltissimi casi di malati uccisi perché sottoposti pesantemente al respiratore meccanico, cosa che ha creato embolie e trapassi evitabili. Totalmente fasullo il rapporto tra previsione ed eventi. Sono proprio i modelli matematici a sbagliare e questo, sia perché mal applicati, sia perché inadeguati a comprendere la fonte di diffusione del virus che era sconosciuta. Le edicole sono rimaste aperte per garantire il diritto all'informazione che non poteva essere relegato ai consumi di internet e televisione. I tabaccai sono rimasti aperti per garantire il pagamento dei bollettini e anche per le scommesse legali sulle quali lo Stato incassa moltissimo. Senza quei soldi non si può pagare la Sanità pubblica e l'esercito dei dipendenti pubblici che da solo rappresenta il dieci per cento del Pil. ... Sulle fake news. È illiberale ogni repressione al diritto di informare. È criminale però informare male proditoriamente. E cioè per screditare chi fa effettivamente contro-informazione ed esser messo nel novero di tanti ciarlatani. Pensateci.