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13 ottobre - Semiotica
Tutti Fratelli
IL Sacro, da momento di separazione originaria, si discioglie invece nella categoria di umanità. Più che i presupposti o i contenuti fanno discutere le conseguenze dell’enciclica di Papa Francesco


La fusione dello spirito cristiano e il suo messaggio ha bisogno della pratica della fratellanza. Pensare nei termini di un “noi”. Ma una Chiesa tra le genti, umile tra gli umili, implica lo smarrimento dell’identità fondata sulle Sacre Scritture su cui tanto centrava la sua attenzione Ratzinger? Sono i quesiti che spontaneamente arrivano a ciascun cristiano o laico lettore delle vicende che riguardano il mondo. Stante le prospettive aperte da Francesco nell’Enciclica “Fratelli Tutti” il disegno provvidenzialistico troverebbe una nuova origine. Nuovo inizio che per grandezza e proporzione potrebbe essere paragonato alla missione dei Padri della Chiesa ma anche con la rifondazione francescana. Ma la novità del testo di Francesco consiste nel superamento di quell’antica divaricazione che ha caratterizzato il cattolicesimo: da una parte i soldati di Dio dall’altra i suoi nemici. Oggi diventano ‘tutti fratelli’. La fratellanza quindi si pone come progetto nel tempo ed è proprio il tempo il punto di crisi più alto. Perché il concetto intuitivo per cui la predominanza di un “noi” rispetto ad “io” contro certa prossimità è anche facile da assimilare. Assai più complicato farlo diventare genio d’ispirazione nelle menti dei cristiani a cui continua sostanzialmente a parlare Francesco. Quanto tempo ha allora la fede per resistere all’avanzata del pensarsi sempre e solo in termini di positività nell’esistenza reale con tutte le parole guida diventate l’imperativo etico dei nostri tempi: produttività, crescita, profitto, avanzamento sociale … IL messaggio di Bergoglio pare lanciare il cuore oltre l’ostacolo nella volontà che l’intelletto segua. Senza lasciare questa consapevolezza nello spirito coscienzioso bensì affermato nella collettività inteso in senso più estensivo. Ma il suo punto di ispirazione appare sempre illuministico. IL gesuita Francesco non può far a meno che parlare alla sua gente. Ed è difficile sia seguito con ispirazione così elevata se invece è il conflitto di prossimità a dettare le cronache dei nostri tempi. La lotta si fa sempre più tra popolazioni depresse che non ce la fanno e rischiano la vita per l’avventura in territori opulenti ma oramai poco ospitali. Ma in questi stessi territori la lotta è tra quartieri dove si invera l’illusione dell’opulenza e altri dove gli espedienti sono la misura della sopravvivenza. Come può arrivare un messaggio ispirato a mo’ di imperativo categorico senza che questo ideale trascendentale dell’umanità riesce ad essere dispiegato? IL limite dell’Enciclica sta tutto qui. IL 4 febbraio 2019 a Abu Dhabi, Francesco e Ahmd al-Tayyeb (Grande Imam di Al-Azhar) hanno firmato un documento di fratellanza che si vuole preannunciare come storico. Quanto saranno ascoltati? La fratellanza pura e semplice può consistere in un motore di ricerca dove trovare – come nei motori di ricerca telematici – verità in grado dare risposte? Francesco ritiene di poter fare questo con la modificazione della categoria sostanziale di solidarietà con quella di fraternità. Dice Francesco nel Messaggio alla professoressa Margaret Archer: “La fratellanza consente a persone che sono eguali nella loro essenza, dignità, libertà, e nei loro diritto fondamentali, di partecipare, diversamente al bene comune secondo la loro capacità, il loro piano di vita, la loro vocazione, il loro lavoro o loro carisma di servizio”. La fratellanza cambia la prospettiva. La fratellanza è presaga dell’amore di Dio. Vivere nella fratellanza quindi implica vivere in sintonia con la natura e i suoi elementi. Viene a soccorrere l’eccezionalità della figura umana che si staglia sull’universo e far riconoscere “il noi” come composizione parziale ma sempre più ricca che ci porta alla conoscenza di Lui. Ma in questo percorso della fratellanza la comunicazione digitale non aiuta. Anzi impoverisce. Al posto della fratellanza che ha bisogno di gesti, di fisicità c’è l’espressione sintagmatica di concetti chiave precedentemente classificati e omologati, quindi accettati. C’è bisogno invece “di gesti fisici, di espressioni del volto, di silenzi, di linguaggio corporeo, e persino di profumo, tremito delle mani, rossore, sudore, perché tutto ciò parla e fa parte della comunicazione umana”. “L’affermazione che come esseri umani siamo tutti fratelli e sorelle, se non è solo un’astrazione ma prende carne e diventa concreta, ci pone una serie di sfide che ci smuovono, ci obbligano ad assumere nuove prospettive e a sviluppare nuove risposte”. Ed è in questo quinto capitolo che emergono i momenti controversi per la grande espansione morale del cristianesimo. O meglio dell’umanità nel cristianesimo. O forse potremmo meglio dell’umanità tutta riunita nel cristianesimo.