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29 ottobre - Matematica
Aria di clausura
In molti a fare il tifo per la chiusura di tutto, ma nessuno ha il coraggio di rilevare i suoi risibili risultati. E' perché manca un modello


Gli storici che si troveranno a leggere le cronache di questi giorni potranno dedurre che in effetti i nostri contemporanei non hanno mai preso il fenomeno della pandemia 2020 in modo veramente preoccupato. Sono troppe e molte le discussioni inutili e le polemiche sull’operato dell’uno o dell’altro. Discussioni che fanno rilevare che c’è ancora molto da discutere e si può ancora litigare. Si spiega anche così il mancato ricorso a un governo di unità nazionale. Né in Italia né nel resto d’Europa si è addivenuti a una scelta per cui si deve far fronte per aggiornare le divisioni una volta superata la sciagura già incombente. È l'impostazione, che si ostina a guardare il passato senza il coraggio di farsi carico della dietrologia che sempre accompagna i ragionamenti critici, a fare da padrone. Se un ennesimo funerale decreta questo stato pandemico è il vero senso critico. Non ho letto da filosofi, riconosciuti tali, un vero spunto di analisi né l'intuizione di chi sa guardare oltre. Né in tanti cronisti impegnati all'emersione dell'ego totalmente schiacciata dalla fattualità. E allora mi propongo di guardare i dati e osservare che paesi modello in Europa non stanno meglio di noi. La differenza è solo nei dettagli, nelle unità o nei numeri dopo le virgole. Condizioni che esaltano la dimensione di casualità, più che evidenziare differenze tali da potersi riferire a un modello. Non abbiamo modelli. Non c’è uno schema. Non è la prima volta che l'umanità si appresta a difendersi da un'epidemia ma è la prima volta che l’epidemia assume delle vere e proprie proporzioni globali. Quindi non abbiamo un metodo. È il caso in cui, come diceva Wittgenstein di certi giochi linguistici, "dobbiamo fare le regole mentre andiamo avanti". E allora dobbiamo guardare senza infingimenti cosa stiamo facendo adesso e come l'espansione del virus se ne infischi di quello che stiamo facendo. Nella prima fase della clausura, a marzo aprile, in Italia, la crescita è continuata ad essere esponenziale senza alcun sensibile modifica anche dopo due, tre settimane di lockdown, La curva di terapie intensive e di decessi è continuata a salire fino a conoscere il plateau, non il picco, come era stato detto. Oggi sono in molti a fare il tifo per il lockdown. IL primo ad uscire allo scoperto è stato Walter Ricciardi. E se lo dice lui vuol dire che c'è una parte del governo che tifa per il nuovo lpckdown. Lanciano un messaggio della serie 'chi vuole capire capisca'. Credo che questa misura sia peggiore del male. Ma non per motivi di produzione che si schiaccerebbe facendoci trovare sul lastrico alla fine di questa baraonda. Bensì perché non ha dimostrato di portare a risultati apprezzabili. Anche su The Lancet si fa uno studio comparativo su 131 stati e si evidenzia che servono 28 giorni almeno per avere risultati con la clausura di un'intera comunità. Però lo studio non ha fatto il paragone con la Svezia che in piena prima crisi pandemica ha avuto un morto un decesso ogni 1.670 cittadini. (Solo per fare un esempio in Italia la stessa media è stata di un decesso ogni 1714). IL 28 ottobre si accende il caso Svezia per il coronavirus. Solamente che nel paese nordico di nuovi decessi se ne contano nove e tre sono i casi di malati in rianimazione. Chi vuole dedurre qualcosa lo faccia.