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31 ottobre '20 - Estetica
Bond, James Bond!
Mai un personaggio è stato così maschera come lui mai ha insegnato tanto ai suoi tempi


Sbagliato limitare l’immagine di Sean Connery alla figura di James Bond. Semmai fu James Bond ad essere marchiato negli anni dal volto, dalle movenze, di quello scozzese dall'inglese imperfetto. Sean Connery vestì il personaggio a sua misura e ne fece un playboy spavaldo. Diversamente dal personaggio duro, privo di scrupoli, ma coltissimo e di tanto in tanto rapito da squarci sentimentali. Niente di tutto questo nel volto prestato da Sean Connery, che coerentemente durò anche nel volto che dette a Guglielmo da Baskerville, come al padre di Indiana Jones nel secondo film della saga breve. Sean Connery lo ricordiamo nella figura forte che non cede mai in Marnie di Alfred Hitchcock, tanto che a mo’ di 'bignami dello piscoanalista' fa rivivere tutti i traumi alla sua donna per superarli. Una sorta di freudismo in favola. Almeno, così tradotto dal genio del brivido. Magistralmente personificato dal volto che esprimeva personalità e non cedeva alla figura maschile che gradualmente perde prestigio e credibilità nei confronti del modo femminile. Se qualcosa di storico ha rappresentato la maschera di Sean Connery è consistito proprio in questa resistenza attiva. Non cedere al retrocedere dei tempi. In un certo senso una figura che guarda alla conservazione, ma non alla resistenza di quel che c’è. Bensì si dispone alla missione a cui la virtù eroica e divina dell’aristotelico maschile: non può sottrarsi dall'essere centrale nelle passioni, coraggioso non temerario, affrontare mai recedere ma nemmeno porsi in modo irragionevole e spavaldo… Davanti a un volgimento drammatico, guardare tutto il contesto e prendere la decisione. Nei film la decisione era quasi sempre quella giusta. IL messaggio del personaggio-uomo che sostanzia la figura, intesa come maschera, però arriva ed ha resistito nei decenni in una miriade di altri personaggi resistendo alla cultura della dissipazione dei ruoli nella coppia, in famiglia. L’importanza stratosferica del personaggio Sean Connery è consistita in questo. La tranquilla determinazione in cui ha sostenuto questo ruolo fa il paio coi suoi personaggi. In Goldfingher l’adattamento scenografico fa dire a James Bond: “ci sono due cose che non si debbono mai fare: bere Dom Perignon del ’53 a una temperatura superiore ai quattro gradi centigradi e ascoltare i Beatles senza tappi alle orecchie”. Di qui Umberto Eco dedusse una forma di conservatorismo del personaggio. Sbagliava. Era invece il coraggio di sostenere tesi impopolari in quel 1967 in cui Beatles imperversavano nel mondo. E poi non significava non ascoltare i Beatles. Voleva invece dire che le loro melodie neoclassiche potevano essere apprezzate molto bene a un volume più basso. E non si tratta di frasi ad effetto imboccate in un film. Nessuno più di Sean Connery poteva essere conseguente alla sua parte, tanto di porlo come personaggio nel rapporto tutto speciale con la sua maschera. Un dinamismo talmente forte da superarla del tutto la maschera, per vestirla assai meglio tanto da far emergere le connotazioni di un ‘Angelo Necessario’ per i suoi tempi. La figura dell’angelo nella tradizione pittorica dell'Umanesimo svolge quella funzione necessaria perché mediana in quanto avente la possibilità di connettere il mondo reale con il messaggio di Dio, dimensioni che mai e poi mai potrebbero trovare connessione. Allo stesso modo il personaggio-uomo-maschera Sean Connery dava un volto e una latitudine a quel che non esisteva più in natura ma di cui si avvertiva l’intima necessità. Questo ruolo nella Storia dell’immaginario dei nostri tempi era oramai espletato. E forse anche per questo il mondo andava oramai troppo stretto per lui. Gli si lieve la terra.