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09 novembre - Semiotica
C'era proprio bisogno di una legge contro la transfobia?
Espressione di un parlamentarismo malato a cui non sono sufficienti i suoni delle sirene nelle strade


Uno dei tanti vulnus della nostra epoca messi a nudo dal coronavirus consiste nella fine del parlamentarismo. Eppure l'Italia è una repubblica parlamentare. Non dobbiamo mai dimenticarlo. Se riteniamo non debba essere più così dobbiamo mettere mano al nostro sistema costituzionale. Lo abbiamo già fatto effettivamente attraverso la decretazione urgente con la quale si governa dai tempi di Craxi, vero iniziatore. "L'emergenza da coronavirus - dirà qualcuno - ha solo accelerato questa tendenza modificando: dai decreti legge alle disposizioni del Presidente del Consiglio". E pare proprio sia una tendenza irrefrenabile alla quale arrendersi. "Perché arrendersi?" - chiederà l'allievo di questo storico del futuro. Perché oramai tutta dentro le cose. IL funzionamento della democrazia rappresentativa altrimenti non può dare risposte ai problemi dell'attualità. E allora si governa a colpi decisionistici. (Anche se si discute su tutti i piani la qualità del decisore: leggi l'intervista a Giuseppe De Rita pubblicata oggi). Ma così è. In questa sciagura il legislatore avrebbe potuto (ma io direi dovuto) porre sé stesso e con legge di iniziativa parlamentare concentrare il massimo dei suoi sforzi per dare delle coordinate direttive alle quali il governo debba attenersi. Ad esempio dire: ' 1) linee unitarie per tutto il paese; 2) una sola cabina di regia (perché quando il problema era lombardo bergamasco si è chiusa tutta Italia e ora si chiude a colori?); 3) superati parametri dati è lockdown oppure mai e poi mai lockdown '... Ma una linea per intervenire sul problema. IL problema! Questo è il colpo di reni che ci si aspetta non solo dalla maggioranza parlamentare ma da chi vuole dare, voce, criterio e struttura al suo ruolo di eletto. E invece no. Si dimostra al mondo la propria esistenza approvando una legge molto discutibile nel merito. Una legge comprensibile in tempo di pace. Quando si deve evidenziare al popolo di aver fatto almeno una cosa di sinistra. Non quando la vita delle persone è accompagnata dal suono delle sirene e dall'incertezza sul futuro immediato. Proprio come in stato di guerra. Ma allora la deduzione dell'allievo sagace sarà un'altra. Lo stato di allarme non è vero, è un falso. Oppure ancor più tragica. Mentre il Titanic affonda, nella nave si continua a far festa perché tanto non possiamo farci niente. Oppure in vena di citazioni: la peste portata dal Conte Dracula nel romanzo di Bram Stocker in cui le persone si disoccupano del maligno: banchettano e si amano per strada. Gli esempi chiaramente sono forzati. Ma rendono l'idea di quello che gli storici dovranno risolvere. Quel che noi ancora non capiamo di noi. Chiaro è che il problema si solleva perché la legge discutibile in sé. Tu non puoi mettere valori come l'antirazzismo, l'omofobia, l'universalismo in legge. Semplicemente perché è illiberale. Sono manifestazioni che è difficile riconoscere molto spesso. Esiste l'articolo valoriale della Costituzione. IL numero due! "La repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sua come singolo che nelle formazioni sociali"... "Sì, ma va affermato specificamente perché certi atteggiamenti non sono tollerabili"... Ok. Ma è una questione molto meno diretta, cristallina e lapalissiana. Una normativa che istituisce una sanzione penale inasprisce, approfondisce il solco, non lo colma... In sostanza c'è tutta una discussione da approntare. Ma dobbiamo farlo proprio ora? E dove discutiamo? In teleconferenza? Su Skype? Forse sì. In effetti dobbiamo ammazzare il tempo delle tante ore che ci spettano a casa.