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17 gennaio - Estetica
Una storia sbagliata!
Gli italiani debbono essere riconoscenti a Renzi per averli distolti dallo stillicidio dei dati sul Covid


Tra l’esercito dei detrattori di Matteo Renzi credo debba sopraggiungere il suo riscatto. SI pone come maschera in una tragedia che va in scena oramai da un anno: il timore e il tremore per la pandemia. Però Matteo Renzi ha il merito di aver distolto gli italiani dalla professione di virologi per modificarla prontamente in politologi. Si moltiplicano le previsioni con le insite ideali scommesse su come andrà a finire. “Giuseppe Conte i voti ce l’ha non ce l’ha?” … “Matteo, perché lo hai fatto?” Quest’ultima in definitiva è una riedizione il cui copyright ce l’ha però l’altro Matteo – Salvini – che disciolse il governo lega-pentastellato nell’agosto 2019. A quella prima domanda, in definitiva, non abbiamo ancora risposto. L’unico che può farlo è Salvini e lo farà nelle sue memorie da ottuagenario. Nel frattempo avanziamo un’ipotesi. Probabilmente i due Matteo hanno molto in comune. Matteo Salvini due anni fa aveva subodorato che Giuseppe Conte stava manovrando per il ribaltone col Pd. ( Testimonianza furono le riprese rubate della conversazione con Angela Merkel e l’amicizia trovata con Donald Trump. Dario Franceschini in momenti non sospetti a fare da testa di ponte ipotizzando un governo coi cinquestelle beccandosi le contumelie di tutti. Ma in verità si stava lavorando proprio a questa ipotesi ). Salvini se ne accorse e prima di farsi buttare fuori, fu lui a dare il benservito sperando che gli accordi non fossero pronti e così lasciare gli infidi partner in brache di tela. - Ci fu un’accelerazione a chiudere la trattativa col Pd e fondamentale fu proprio Matteo Renzi, allora in vesti di senatore dello stesso partito. Una volta trovato l’accordo però al Matteo fiorentino già andava stretto. Il suo margine per brigare strategie di governo era assai limitato. E allora si decise di mettersi in proprio. E questo faceva comodo a tutti. Avrebbe potuto rompere le palle tranquillamente, come un partito estremista in maggioranza, prendere a bersaglio i cinque stelle, ma lasciare al PD l’onere di fare ogni volta la ricucitura. Il PD allora era tranquillo di svolgere il ruolo di mediazione che i cinquestelle non potevano svolgere per scarsa formazione politica e incapacità dialettica. Il PD si poneva come partito di centro a regolare gli opposti estremisti. Chi dava le carte allora era il PD. La figura di Pierino guastafeste vestita da Matteo Renzi era molto funzionale per i Democrat tanto che nessuno può escludere sia stata addirittura vagliata con questo fine - Il Matteo fiorentino però entra troppo nella parte. In più l’evento della pandemia fa emergere incongruità e inadeguatezze. L’onere di gestire una fase di ricostruzione con risorse precedentemente inimmaginabili era una possibilità imprevista al momento della grande fusione a freddo coi cinquestelle. Si trattava così di una partita troppo importante per essere lasciata a persone con poca dimestichezza col potere e con le decisioni. Ha rialzato il tiro. E di molto. Fino a un certo punto è stato funzionale, come prima, al PD. Si mediava sul Recovery Fund ma la partita ghiotta arriva quando debbono essere fatte le nomine. Al Matteo con presunzione machiavellica non possono andare le briciole. Quindi si rialza la posta. Ma nel frattempo, come due anni fa, il processo ai danni di Clemente Mastella si conclude con l’assoluzione. L’Udc, i socialisti, vari ed eventuali possono sostituire Italia Viva di Matteo Renzi così come il PD aveva sostituito la Lega due anni prima. L’altro Matteo, quello fiorentino, capisce la trattativa in corso e rompe il gioco. Esce. Lui non dice di volere “pieni poteri” come disse Salvini al Papeete. Nel senso che la differenza con l’altro Matteo si limita alle frequentazioni, alle quantità di alcol assunte e al controllo del proprio eloquio. Ma la sostanza resta la stessa. E noi per trovare conferme o smentite a questa ricostruzione non dovremo aspettare la discussione in Senato che si terrà martedì. Dovremo vedere dove vanno i soldi. Come nel film Tutti gli Uomini del Presidente è un percorso che porta sempre alle ragioni.