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21 gennaio - Estetica
Revival dell'idea vaga e confusa di comunismo
Solo per un giorno coloro che hanno buttato al macero la loro storia, scelte esistenziali e di campo, le rimpiangono


Oggi sento a più riprese celebrare la fondazione del Partito comunista d'Italia che fu di Amedeo Bordiga, ingegnere con la passione per la politica. Non quello che tre anni dopo fu il partito di Gramsci e Togliatti e che divenne ' partito comunista italiano '. Solo per precisare. Era quello un partito massimalista e settario, ben diverso da quello diretto da Gramsci per lo più in condizioni di prigionia. Ma quel che più non comprendo è la nostalgia di tanti ben noti riformisti. Francamente tanta nostalgia non la comprendo da chi ha buttato alle ortiche la sua Storia per affidarsi al riformismo o alla liberaldemocrazia. Credo che noi tutti, io compreso, dovremmo rispettare chi in questi anni sfidando l'isolamento ha sempre detto a chiare lettere: "noi non ci siamo sbagliati ... La lotta di classe resta il propellente determinante per cambiare il mondo". Oggi loro debbono festeggiare. Se ritengono di avere qualcosa da festeggiare. A costo di apparire antipatico io quell'eredità non la recupererei nemmeno per vanità contemplativa. Quel partito comunista fu ancora più succube di un'idea di cambiamento pilotata militarmente da chi il processo rivoluzionario lo aveva iniziato e voleva esportarlo in tutti i paesi. Si trattava di un'idea di cambiamento che fu parte del male e ci portò al ben conosciuto rovesciamento sostenuto dal grande capitale, come si diceva nella retorica di tanti anni fa. Più difficile la riflessione su quanto quel grande movimento di cambiamento fu decisivo per l'emancipazione culturale della società nel suo complesso. È questo un dibattito che non finirà mai. Oggi a quelli che in questi anni hanno vestito comodi abiti da liberal-democratici consiglierei di non vestirsi per un giorno da compagneros. Carnevale deve ancora arrivare.