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17 febbraio - Semiotica
Draghi ha parlato
“Vogliamo lasciare un buon pianeta non solo una buona moneta”


Tocca tutti i temi d’attualità presentandosi come vero premier, non come presidente del Consiglio attento a superare questa semplice fase di crisi. Aspettavano le sue esternazioni i cronisti nostrani abituati al diluvio di loquacità dei nostri primi rappresentanti di partito. Se n’è saggiamente tenuto in disparte evitando comportamenti emulativi che avrebbero associato a un malcostume da cui il SuperMario nazionale ben cercherà di distinguersi. Alla fine ha parlato al Senato della repubblica. IL suo discorso può dividersi i tre fasi preliminari: la prima in cui ha fatto forza sullo “spirito repubblicano” per poi fare il punto sulla necessità “irreversibile” dell’Europa per poi guardare alla nostra emergenza, contingente (la situazione pandemica) e di fase (la crisi strutturale che non nasce con il contagio). “Sulla base dei ragionamenti dei mesi scorsi – ha detto – si deve fare un ragionamento sulla Sanità”. Gli esigibili livelli assistenziali debbono diventare realtà. Il ritorno alla normalità per scuola, lavoro e normale vita debbono essere il nostro imperativo dando una spinta alla vaccinazione. Si sofferma sulla scuola affermando l’importanza degli istituti tecnici, oltre che l’importanza di riaprire le scuole in sicurezza. La globalizzazione, la trasformazione digitale stanno trasformando il mondo del lavoro e chiedono adeguamenti nella formazione universitaria. Cita Bergoglio per far riferimento alle trasformazioni ambientali che “sono la reazione della Terra al nostro maltrattamento. Siamo stati noi a rovinare l’opera del Signore”. Preservare l’ambiente ma anche città d’arte. Uscire dalla pandemia non sarà mai come accendere la luce. IL governo dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma si dovrà scegliere su quali attività proteggere e sarà qui il difficile compito del governo. Sette milioni di lavoratori che hanno ricevuto aiuti salariali. Centrali sono le politiche attive del lavoro rafforzando le politiche del lavoro. Attenzione specifica anche alla questione della parità di genere. Il Mezzogiorno, benessere, autodeterminazione, sviluppo della capacità di trovare finanziamenti internazionali e per fare questo bisogna creare un ambiente idoneo alla ricezione di nuove risorse. Sulle infrastrutture con sostenibilità e crescita bisogna guardare al rispetto dei tempi tecnici e delle compatibilità ambientali. Next Generation: la strategia non può che essere trasversale e sinergica. “Dovremmo imparare a prevenire più che riparare”. Il riferimento d’obbligo è anche al governo precedente includendo delle interlocuzioni con l’Unione Europea. Innovazione, digitalizzazione, la cultura, la transizione ecologica, la Salute e la filiera produttiva i principali settori di questo grande impegno. Infine il capitolo delle riforme. Sono previste proprio nel Next Generation. Negli anni recenti i tentativi di riformare il paese hanno avuto effetti limitati. Il problema è come sono state delineate quelle riforme. E lì il tema della competenza è d’obbligo. Il primo riferimento è stato quello tributario: “non è una buona idea cambiare le tasse una alla volta”. Ridurre il carico fiscale e preservare la progressività. Altra questione centrale che si propone di affrontare è la riforma della pubblica amministrazione: smaltire l’arretrato, piattaforme efficiente, aggiornamento continuo delle competenze degli uffici pubblici anche selezionandone i nuovi ingressi. E sull’europeismo e l’atlantismo si sofferma di nuovo, con incisività e concludendo. Rafforzare il rapporto strategico con Germania e Francia. Ma anche creare un importante collegamento con paesi affini come la Spagna e la Grecia. E poi l'appello all'unità: "oggi è un dovere non un opzione". Altro che presidente di transizione per diventare presidente della repubblica tra un anno. Mario Draghi vuole entrare nella Storia come “uomo del destino”.