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22 marzo - Etica
Giudicare i giudici da parte di un giudice
Il libro di Luca Palamara intervistato da Alessandro Sallusti


L’Italia è governata, o forse si dovrebbe dire sotto-governata, da un sistema in cui Parlamento e Senato sono solo comparse. Il quadro che dà Luca Palamara nel suo libro illustra la sproporzione di potere nel nostro paese. È detto a chiare lettere: un gruppo in procura formato da un procuratore della repubblica in gamba, un paio di aggiunti, sostituti svegli, un bravo ufficiale di polizia giudiziaria magari collegato coi servizi segreti, due amici giornalisti di testate importanti, ha più potere dell’intero Parlamento. E i toni danno una direzione irreversibile delle cose. Nel migliore dei casi il governo Draghi risolverà il problema della crisi pandemica con le sue due mandate: problema di gestione della Sanità in questa campagna di vaccinazione e accreditamento dell’Italia in Europa per l’indirizzo di fondi del Recovery Fund. Sicuramente non prenderà neanche visione dell’autentico collasso in cui sprofonda un organo costituzionale del nostro paese. Nelle pieghe di una vicenda del tutto personale la cifra di questa crisi è indicata nel libro scritto da Alessandro Sallusti che intervista Luca Palamara nella vicenda che ha riguardato la sua ascesa e caduta. I mali sono quelli che potrebbero essere additati a un partito politico e così spiegati come facenti parte di una componente ideologica a cui si imputa un vizio di forma. Solo che qui stiamo parlando di un organo costituzionale i cui mali hanno un nome. Anzi tre: Collateralismo, Correntismo, Carrierismo. Sarebbero queste le tre malattie che attanagliano la magistratura italiana oggi secondo la ricostruzione data da Palamara della sua vicenda umana e professionale. Sono diventate tare genetiche che non le consentono di svolgere con la determinazione necessaria la sua sacra missione sancita dal dettato costituzionale. Nel libro di Palamara questi tre mali vengono spiegati attraverso la narrazione di fatti concreti. Lo intervista Alessandro Sallusti che scandaglia nel dettaglio le circostanze della sua vicenda personale in cui c’è ascesa, apogeo e caduta. Un giallista però obietterebbe che nella sua narrazione c’è un dettaglio lacunoso. E cioè, perché Palamara ha deciso di venire meno al solco di appartenenza nella sinistra in cui si era caratterizzato dall’ingresso in magistratura? Non manca la domanda di Sallusti. Convince poco la risposta di Palamara: la voglia di cambiare, l’esaurimento di una continuità che si dava da troppo tempo uguale a sé stesso. Che sia una scelta estetica la motivazione dell’inversione di tendenza di una persona di potere tanto da poter cambiare il corso della Storia? Ipotesi suggestiva. Il corso nel solco della Storia il trentottenne Luca Palamara l’ha iniziato al congresso all’Auditorium dell’Associazione nazionale magistrati con il presidente della repubblica Giorgio Napolitano. È il 2008, in concomitanza con la suggestiva ricorrenza della morte del giudice Livatino che aveva la sua stessa età. Il governo Berlusconi è di nuovo insediato. Gli ordini di scuderia consistono nell’impedire riforme della giustizia inaccettabili per la magistratura. L'apogeo nelle sue inchieste in cui è portato in palma di mano da tutta la stampa. Decadenza e caduta con la sua destituzione dagli incarichi fino all'impegno letterario, non suo ma mediato dalla scrittura dell'intervistatore Alessandro Sallusti. Ed è un dettaglio che dice molto. Alessandro Sallusti intervista Luca Palamara, Il Sistema, ed.Rizzoli, Milano, 2021.