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03 aprile - Storia
Riflessione su questa Santa Pasqua
La crisi pandemica ci sussurra con insistenza che il modo di funzionare del mondo deve cambiare ma non c’è il progetto di come farlo


Alla vigilia della seconda Pasqua trascorsa in casa, si prova a fare un bilancio di vita a libertà condizionata. Una prima considerazione riguarda il fatto che mentre l’anno scorso si viveva la clausura come un male necessario nella sicurezza che una volta finita saremmo stati tutti migliori, quest’anno non abbiamo la stessa prospettiva. La speranza era nutrita dalle precedenti esperienze di pestilenze descritte nella Storia. Oggi piuttosto, con l’anno pandemico abbondantemente superato, si rilevano le flessibilità e le rigidità del nostro sistema di vita. Entrambe hanno acuito il senso di crisi. Le rigidità si sono vite negli schieramenti che hanno ripetuto dialettica e precostituite rivalità. Il senso di unità imposto dalla crisi non ha mosso un ‘sentiment’ unitario. Semmai si sono svelati antagonismi prima celati. Il primo è tra la scienza (intesa come tecnica non come ricerca) e il resto del mondo. Ma anche dei ricercatori tra loro che non sono riusciti a tener testa al pensiero unico messo in piedi nella logica delle misure da prendere in difesa di tutti. Altra rigidità manifesta è stata evidenziata nel mondo della formazione. La scuola non è riuscita a porsi in termini nuovi bensì ha cercato di ripetere ritualità – l’apertura delle scuole, le lezioni in classe modificate in interconnessioni telematiche, le interrogazioni come gli esami universitari avvenuti allo stesso modo – con i chiari problemi conosciuti. Il mondo del lavoro ha invece mostrato flessibilità. Nel senso che è stato cancellato o continuato in diversa modalità, prima fra tutti l’esperienza del cosiddetto “lavoro agile”. In sostanza, se una crisi mondiale non è riuscita a cambiare il mondo, difficilmente riuscirà a farlo qualche altro fattore determinato dalla Storia dei nostri giorni. Il diffuso scetticismo sulle possibilità di cambiare il mondo trova fondamento. Ma tra gli effetti di questa crisi, come le altre mondiali precedenti (prevalentemente quella finanziaria), ci mostrano un mondo dove sono aumentate le ricchezze dei ricchi mentre invece è aumentata la schiera di persone senza lavoro o espulse da prospettive di farcela: cambiare lavoro, guadagnare di più, elevare il proprio stato sociale. Sono le premesse per una grande riforma, come fu quella luterana maturata sul moltiplicarsi dei vuoti di gestione da parte di Santa Romana Chiesa. Solo che stavolta è tutto da trovare il soggetto rivoluzionario e l’indirizzo della sua missione. Consoliamoci. Potremmo rimpiangere la pace imposta da questa crisi.