ilnardi.it
06 aprile - Etica
“ Vietato vietare! “
Escludere la chiusura di film e opere teatrali non significa eliminare la censura


Dario Franceschini ha abituato a sortite furbe che evidenziano i controsensi di questa fase. In tempo di chiusura dei teatri concede la riapertura ma a condizioni impraticabili, tanto che, chiaramente, i luoghi di spettacolo non apriranno. L’ultima arriva il Lunedì 5 aprile. Forse avvinto dalla sindrome dell’angelo che annuncia la resurrezione si pone come annunciatore della libera espressione. Erano diversi anni che la censura preventiva non era applicata e a volte è stata adottata come espediente scaltro per aggiungere interesse all’opera cinematografica. Ma Dario-ministro-dei-beni-culturali vuole essere lui quello che pone la parola fine a questa pratica repressiva che ha illustri precedenti. Solo che la possibilità di inibire la libera espressione è una riserva contemplata dalla Costituzione nell’articolo 21 dove si afferma la libertà di informare e comunicare nel nostro paese. È un istituto assolutamente riconosciuto nel nostro paese ma deve affermarsi con dei limiti. Il legislatore deve prevenire l’esito di messaggi che sovvertirebbero la pace sociale. Questo per dire che la repressione di opere artistiche non tocca l’artisticità dell’opera bensì la possibilità che queste veicolino messaggi falsi, denigratori, destabilizzanti. Si tratterebbe quindi di un atto che arriva da un decreto del ministero dell’interno, non dai beni culturali. Potendo quasi escludere che un’opera artistica possa destabilizzare la coesione sociale, tanto più il ministero dei beni culturali potrà mai intervenire per ripristinare l'ordine scomposto delle cose. In tal senso il decreto di Franceschini non serve proprio e niente.