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11 aprile - Semiotica
‘Compagno Bergoglio’
“Condividere proprietà non è comunismo, è cristianesimo allo stato puro”


Papa Francesco l’ha detto questa mattina durante la Messa per la festa della Misericordia nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia. Stava commentando il passo degli Atti degli Apostoli. Nello specifico nel testo si dice: “nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune”. Ma in questo frangente è la Misericordia la misura dello scambio di fraternità che attesta la cristianità: “i discepoli 'misericordiati' sono diventati misericordiosi” ha spiegato Bergoglio. Ma poi ha anche aggiunto: "condividere i beni terreni è sembrato conseguenza naturale. Il testo dice poi che nessuno tra loro era bisognoso". L’esternazione di Bergoglio lascerà strascichi di riferimenti. Di sicuro lascia la sinistra, il laburismo, riformismo nelle secche più totali. Deprivate dal senso dell’utopia che è fondamentale per qualsiasi disegno di cambiamento della realtà effettuale. Oggi il pensiero cristiano si mostra più a sinistra di qualsiasi espressione di grande modificazione della realtà. Questo però avviene anche perché il senso di questa utopia ha caratterizzato la Storia del Novecento e oggi non ha storia. Facile oggi dirlo a parole, quando l’utopia comunitaria non esiste come prospettiva delle società. Facile, quando le istituzioni del cattolicesimo sono le più lontane da una cogestione comunitaria delle ricchezze. Rimangono ben strette vecchie prerogative come la gestione di attività di ricezione turistica senza pagare tasse né Imu sulle proprietà. Detto questo, quindi, si dovrà dire ai credenti che l’ideale della comunità dei beni visti come valori di scambio tra i cristiani del mondo resta come grande missione nell’interpretazione di questo pontificato. Tutto molto bello. Ma i cristiani lo debbono sapere. Non possono essere sorpresi con esternazioni estemporanee.